L’analisi è impietosa: di quelle che non lasciano spazio alle emozionalità facili ma che inducono a riflettere ed a richiedere iniziative di Giustizia.

Quanti sono i campi nomadi attrezzati e non attrezzati in provincia di Bolzano? La domanda la avevo posta con mia interrogazione provinciale alla giunta Kompatscher per fare un po’ di chiarezza sull’argomento ed avere dati oggettivi in mano. E quanto contribuiscono alle spese gli ospiti dei campi considerato che i più pare siano destinatari di sussidi pubblici e disoccupati?

Risposta dell’assessore Stocker: a Bolzano ci sono tre nuclei familiari (14 persone) ospitati nella cosiddetta micoarea Spaghettata, 9 nuclei familiari (20 persone) in viale Trento, 6 nuclei familiari (14 persone) in via Maso della Pieve. Ma, aggiunge Martha Stocker: “altre famiglie gravitano sul territorio su terreni sia pubblici che privati”, evidentemente senza alcuna ufficialità e quindi autorizzazione. In via Grandi 4 persone, in via Musi 6 persone, in via Agruzzo 2/4 nuclei familiari, in vari luoghi della zona industriale 8 persone. Insomma nomadi censiti ma con accampamenti non autorizzati. Sorprendente.

Il quadro comprende anche gli accampamenti di Merano con 87 persone (15 delle quali si spostano continuamente sul territorio del Comune, precisa l’assessore). Uno solo è il campo autorizzato. Quindi gli altri sono illegali. Accampamenti censiti dei comuni ci sono anche a Lana, Appiano, Vadena e Salorno, con accampamento non regolare, dice serenamente l’assessore.

Già di per sé sorprendente che una voce istituzionale riconosca l’abusività di alcune condotte ma non preveda alcun intervento conseguente.

Per Bressanone si specifica che esiste una miroarea, ma questa “viene usata come punto di ritrovo in quanto tutti gli abitanti vivono in alloggi Ipes.

Ma allora quanto costa tutto questo?

Facciamo dei conti: 323 mila euro nel 2009, 205 mila nel 2010, 286 mila euro nel 2011, 231 mila euro nel 2012 e l’ultimo dato disponibile è quello del 2013 di 145 mila euro.

Qualcosa come 1 milione 192 mila ero in cinque anni. A cui vanno aggiunti 195 mila euro di contributi per la manutenzione.

Ma l’aspetto che sorprende e lascia interdetti è la risposta dell’assessore Stocker ad una precisa domanda ossia quale fosse il contributo economico offerto dagli ospiti di questi campi per la copertura delle spese di gestione.

“I dati – risponde l’assessore – necessitano di una indagine molto onerosa in termini di carico amministrativo che non risulta proporzionata alle finalità conoscitive dell’interrogazione”. Ossia l’assessore ritiene che non sia importante sapere se il bilancio di gestione sia sfavorevole all’ente pubblico e di quanto. E si dimostra che un calcolo di questo tipo non è stato mai fatto. Ossia si ritiene che il milione e 400 mila euro a lustro siano una spesa a fondo perduto, se non c’è nemmeno bisogno di sapere e capire se c’è l’opportunità di rientrarci.

La mancata risposta alla mia interrogazione è offensiva e preoccupante.

E’ evidente che si cerca di omettere una informazione che invece ora richiederò con assoluta forza, ossia se il carico economico sopportato per la gestione di questi campi sia proporzionato al servizio reso alla comunità dagli ospiti. Non si chiede null’altro che ciascuno partecipi e contribuisca ai servizi che vengono offerti. E onestamente il campo ricreazione messo a disposizione a Bressanone per i soli nomadi e per sole attività ricreative appare una vera e propria assurdità, se a spese di tutti i cittadini.

Alessandro Urzì

Consigliere provinciale dell’Alto Adige nel cuore

 

 

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