La mozione di Roberto Bizzo riguardante la reintroduzione del vecchio calendario scolastico nelle scuole della provincia di Bolzano (almeno in quelle di lingua italiana) e l’abolizione della settimana Sharm che tanti disagi sta creando alla maggior parte delle famiglie, mozione annunciata con grande clamore nei giorni scorsi perché rompeva il silenzio, da anni, del Pd su questa materia, ma poi misteriosamente rinviata invece che essere posta in discussione nella seduta di ieri del Consiglio provinciale, è stata trasformata in ordine del giorno alla legge finanziaria da parte del sottoscritto e verrà quindi discussa senza più dubbi fra dieci giorni, nella sessione di dicembre del Consiglio.

Sono rimasto interdetto e sorpreso per la decisione del presentatore del documento, Roberto Bizzo, di sospendere la trattazione della sua mozione dopo evidenti frizioni sorte in seno al PD e dopo che questo era stato ritenuto uno sgarbo al collega di giunta Tommasini. Ma la pubblicità data al documento aveva alimentato speranze e fiducia. Il sospendere la proposta corrisponde a dire che il manovratore non può essere disturbato (La Svp appare ancora contraria) e che la questione dopo l’iniziale scatto di orgoglio va riposta nel cassetto con ampia, anzi doppia frustrazione dell’opinione pubblica che aveva creduto che qualcosa potesse essere rimesso in discussione.

Se il coraggio di sostenere quello che esso stesso propone manca all’interno del PD mi farò carico di portare io in discussione ed al voto il documento di Bizzo che riprenderò parola per parola (lo avevo apertamente condiviso quindi non ho motivi di cambiare posizione) e farò discutere già entro dicembre. Poi ciascuno farà quello che riterrà più opportuno, ad iniziare dall’assessore Tommasini e dal Presidente del Consiglio Bizzo. Auspico che le speranze alimentate dal collega Bizzo attraverso la sua iniziativa poi frenata in corsa, ma da me riportata in pista per essere votata, non vengano frustrate.

Sarebbe stato un imperdonabile errore averle alimentate, queste speranze, senza poi coerentemente sostenerle.

Alessandro Urzì
Consigliere provinciale de L’Alto Adige nel cuore