Si sta perfezionando – o sarebbe questione di ore – la cessione dell’intera area  e delle strutture di pertinenza della  ex Solland di Sinigo,  oggi di proprietà di Al Invest composta dalle aziende meranesi Ladurner ed Erdbau per un valore anche sei sette volte superiore a quello sborsato per l’acquisto attraverso la nota gara. Acquirente un gruppo che sarebbe interessato a mettere a reddito il comprensorio e smontare e rivendere le infrastrutture.

La notizia circola insistentemente fra le maestranze della ex Solland e negli ambienti legati ad Eco-center che sta proseguendo le opere di dismissione dell’impianto e di svuotamento anche dei gas dalle condutture, secondo i protocolli previsti dalla normativa “Seveso”.

Fosse confermata questa indiscrezione si tratterebbe di un affare senza precedenti per Al Invest, l’azienda meranese che aveva avuto un tappetto rosso steso dal bando di gara che prevedeva solo la dismissione dell’attività industriale anziché le opere di bonifica.  Costi di cui si è fatta carico invece  la Provincia ovvero i cittadini che hanno pagato di tasca loro gli interventi attuati in questi mesi lasciando agli imprenditori meranesi il ricco affare.

Non un euro speso per recuperare dal punto di vista ambientale il comprensorio ma la possibilità terminati i lavori da parte di Eco Center di rivendere quel patrimonio dal valore inestimabile a cifre inimmaginabili. Un vero businnes.

Va ora verificato se questo sia ancora nelle intenzioni o un’operazione già conclusa di cui si parla insistentemente.

Se lo chiedono soprattutto tutti gli ex dipendenti della Solland che tutt’ora non risultano aver percepito svariate  mensilità arretrate e le buonuscite e per i quali un affare privato – possibile solo grazie all’investimento di bonifica pubblico – apparirebbe una vera e propria beffa.

Un’interrogazione urgente per fare chiarezza su tutti questi passaggi è già stata inoltrata dal consigliere provinciale di Fratelli d’Italia al Presidente della Provincia a cui di chiederà conto di come certe operazioni spregiudicate siano possibili anche in Alto Adige

Alessandro Urzì