Aggressione a sfondo sessuale a Merano: un episodio gravissimo (fortunatamente senza conseguenze fisiche) ma che ha riguardato una giovane donna meranese che lo scorso 11 novembre verso le 18.30, quindi in un orario in cui il sole era già tramontato, si è trovata ad essere sorpresa e palpeggiata nelle parti intime da uno sconosciuto apparentemente di origine straniera nel posteggio non illuminatissimo di un supermercato nella zona del rione Marlengo.

La città tutta deve avere una reazione ferma e univoca: basta con ogni forma di tolleranza verso chi approfitta delle maglie larghe della legge contando sull’impunità.

L’episodio ha visto la donna, che stava riponendo la spesa in auto, essere affrontata dall’aggressore che prima ha tentato di sedersi nella vettura poi ha allungato le mani toccando in modo molesto la vittima paralizzata dal panico tanto da non riuscire comprensibilmente nemmeno a comporre il numero di telefono di emergenza del 112.

Lo squallido personaggio si è quindi fortunatamente allontanato di pochi passi sfidando la donna a chiamare la polizia. Ma mostrandosi visibilmente ubriaco la reazione di freddezza della signora avrebbe potuto avere altre reazioni.

La vittima del palpeggiamento sessuale ha raggiunto quindi di tutta fretta casa, chiudendosi nell’abitacolo dell’auto, per avvisare subito le forze di polizia.

Il caso, gravissimo, solo per fortuna risoltosi senza danni fisici per la vittima, profondamente ferita però nell’animo e ora comprensibilmente impaurita dal buio, merita una seria analisi da parte dell’intera città.

Ovviamente il fascicolo ora è di competenza delle forze dell’ordine coinvolte e della Procura della Repubblica. La signora ha espresso vivo compiacimento per come le prime indagini siano già state svolte con perizia e competenza nella speranza di potere individuare l’autore del gesto.

Ma mi sono sentito in dovere di intervenire, nella mia veste politica, su un altro aspetto di questa vicenda. Ossia i tempi di reazione del servizio unico di soccorso, il 112, numero internazionalmente ormai utilizzato per le chiamate di urgenza.

Il centralino allestito presso una centrale provinciale smista le telefonate a seconda delle esigenze a forze dell’ordine, vigili del fuoco, ambulanza…

La donna protagonista della vicenda però ha vissuto su sé stessa la procedura: attenzione, la sua chiamata è partita quando era già a casa e quindi non in imminente pericolo ma ancora sotto shock e quindi fortemente impressionata dall’accaduto. E i tempi di risposta sono stati condizionati dal fatto che il corpo di pubblica sicurezza messo in collegamento aveva già le vetture impegnate in altri servizi di emergenza e quindi il primo contatto è stato rallentato sensibilmente. La signora si chiede cosa sarebbe potuto accadere se la telefonata fosse riuscita a farla durante il fatto in sé, e non una volta raggiunta casa. Sono migliorabili le modalità di smistamento delle chiamate da parte del 112? Si può migliorare in modo propositivo qualcosa? Ho presentato una interrogazione.

Benché sia la stessa vittima a riconoscere l’estrema professionalità dello stesso corpo di polizia una volta intervenuto, e l’efficienza dei risponditori del 112, quindi non se ne fa colpa a nessuno, ma ci si chiede se i tempi e le modalità di trasferimento delle chiamate a pattuglie (in particolare nel caso siano già impegnate in altri soccorsi) possano essere gestiti diversamente.

Alessandro Urzì

Consigliere provinciale e regionale di Fratelli d’Italia