Bisogna tornare a riunirci e ad affrontare i temi di drammatica attualità guardandoci negli occhi. E’ troppo tempo che siamo costretti a sopportare riunioni istituzionali a distanza. Da mesi ormai viviamo in Alto Adige una democrazia sospesa. Il confronto è rarefatto.

In questa situazione fioccano senza che sia possibile una autentica occasione di ragionamento comune le ordinanze del Presidente Kompatscher.

Questa situazione non è più accettabile. Non riusciamo più a gestire il nostro ruolo di consiglieri provinciali in senso pieno e pare che la maggioranza approfitti di questa situazione per velocizzare i tempi delle approvazioni notarili delle sue leggi e per evitare il confronto.

Intanto lo vediamo tutti i giorni come si riuniscano con la presenza fisica gli eletti in Parlamento, il Consiglio provinciale di Trento discuta le sue leggi nell’aula del Consiglio regionale nel capoluogo trentino che essendo realizzata per contenere più di settanta persone ne può tranquillamente ospitare 35 (i consiglieri) più il personale rispettando le misure di sicurezza.

A Bolzano non è stata ricercata nessuna soluzione alternativa e allora siamo tutti costretti a riunirci a distanza così i tempi del confronto si accorciano e la maggioranza sfugge al controllo delle minoranze.

Per questa ragione ho presentato ufficialmente una richiesta di prevedere (come è stato dichiarato essere possibile dal Presidente del Consiglio regionale Paccher durante una recente riunione dei capigruppo regionali) le sedute del Consiglio regionale a costo zero (ripeto, a costo zero) nell’aula del Consiglio regionale che è attrezzata, spaziosa, areata, può ospitare le traduzioni, garantisce gli spazi di legge, garantisce la fisicità dei momenti di confronto sulle drammatiche attualità di oggi.

La sala del Consiglio provinciale al contrario è troppo piccola, non basta. Ecco perché siamo costretti a casa.

Per questo ho richiesto al Presidente del Consiglio provinciale e attraverso di lui alla vicepresidente Mattei ed all’Ufficio di Presidenza di interrompere la sospensione della democrazia e riportarla in aula, approfittando della disponibilità dell’aula del Consiglio regionale, anche se a Trento.

Non vorrei che motivazioni di carattere ideologico avessero la meglio su una soluzione di responsabilità a costo zero come quella che ho proposto. Ma la democrazia deve tornare ad essere esercitata. Basta alle sole ordinanze!

Sinora solo il gruppo consiliare Enzian ha dichiarato contrarietà ufficiale.

Ho chiesto di mettere all’ordine del giorno della prossima seduta dei capigruppo provinciali la mia richiesta.

Alessandro Urzì

Capogruppo provinciale di Fratelli d’Italia AANC