Alla fine il Consiglio provinciale ha approvato la mozione da me presentata che impegna la giunta provinciale “ad adoperarsi con sempre maggiore impulso nella realizzazione di progetti mirati all’integrazione attraverso percorsi educativi finalizzati ad accrescere il senso civico di conoscenza sul piano sociale, culturale, storico del territorio e delle sue lingue avendo cura di utilizzare tutte le energie e risorse disponibili valutando la possibilità di impegnare in tali progetti all’interno delle normative provinciali e delle risorse disponibili le professionalità formate offerte anche dai precari della scuola”.

Un piccolo passo avanti verso la soluzione di due questioni importanti nella nostra società: l’assorbimento, il più largo possibile, dei precari della scuola rimasti esclusi dalla possibilità di ottenere cattedre dopo anche vent’anni di lavoro senza certezze di continuità professionale e l’integrazione degli immigrati regolari attraverso la Cultura e la lingua.

La società contemporanea si trova ad affrontare grandi emergenze culturali, fra queste proprio quella dell’integrazione di cittadini stranieri.

Uno dei tasselli fondamentali, per favorire un inserimento nel tessuto delle relazioni sociali che apre la porta all’integrazione armonica e consapevole, è dato dalla competenza linguistica nella lingua del paese che accoglie.

Accade di frequente che per esempio le seconde generazioni di immigrati siano perfettamente inserite nel tessuto sociale sia da un punto di vista culturale che linguistico, avendo potuto contare sul sistema scolastico e delle relazioni sociali ad esso connesso. Chi nasce o cresce frequentando la scuola e creandosi le amicizie fra coetanei di cultura locale supera il sentimento di terzietà ed estraniazione che spesso aiuta lo scivolo verso forme di pericolosa emarginazione di cui si alimentano gli estremismi.

Gli integralismi o le resistenze alle diverse forme di integrazione possono essere se non eliminati almeno fortemente contenuti più alto è il livello di integrazione culturale e linguistico. Non esiste una relazione assoluta ma è evidente che un ragazzo “occidentalizzato” dei costumi e cresciuto nella lingua del paese che lo ha accolto sarà meno esposto a forme di devianza sociale o religiosa.

A ciò deve provvedere con massima spinta anche la scuola.

Si diceva delle secondo generazioni che sono avanti di grande misura rispetto a quanti sono in Italia o in Alto Adige da meno tempo. E lo sono anche rispetto gli stessi genitori.

Ecco che su questo frammento di società si può innestare una decisiva azione da parte della scuola e del sistema educativo in generale. Progetti mirati all’integrazione linguistica e culturale rivolta ai genitori dei ragazzi immigrati di seconda generazione o verso nuovi arrivati destinati a trattenersi sul territorio possono essere decisivi anche per disinnescare pericolose bombe sociali.

In questo quadro di investimenti si potrà attingere da energie e risorse professionali già formate sul territorio come la vasta platea di precari della scuola ancora non totalmente assorbiti.

Gli strumenti già offerti dalle attuali normative provinciali aprono grandi opportunità in questo senso.

Da queste premesse partiva la mozione che è stata infine accolta, con la speranza che essa possa anche risollevare la situazione di molti precari da reinvestire in questi progetti per obiettivo.

Alessandro Urzì
L’Alto Adige nel cuore