Ecco l’eredità del direttore generale di Azienda sanitaria Thomas Schael: in tutta la struttura provinciale non è presente nemmeno un traduttore nella lingua dei segni.

Lo comunica l’assessore provinciale alla Sanità Martha Stocker in risposta ad un’interrogazione di Alessandro Urzì.

“Nell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige – questa la risposta dell’assessore Stocker –  non è attivo alcun servizio strutturato che preveda l’impiego di traduttori nella lingua dei segni per sordomuti. Da parte dell’assessorato abbiamo ribadito nuovamente la necessità che venga introdotto questo servizio di traduzione per le persone con disabilità.

“La presenza di un traduttore nella lingua dei segni – spiega Urzì – favorirebbe la comunicazione tra la persona non udente ed il personale sanitario durante la prestazione sanitaria, sia che si tratti di visite specialistiche, che di esami o ricoveri. Si tratterebbe di un importante passo in avanti sulla strada dell’umanizzazione del rapporto tra paziente e medico oltre che un ausilio fondamentale per una comunicazione ottimale tra il personale sanitario ed i pazienti affetti da questa importante disabilità.  La comprensione delle informazioni di tipo clinico è di basilare importanza per una corretta formulazione della diagnosi – ha proseguito Urzì – mentre le difficoltà comunicative possono influire in modo cruciale sulla gestione e sulla cura di eventuali patologie.”

Un servizio – ha commentato Urzì – di cui lo stesso assessorato ha richiesto un’implementazione che non ha trovato ad oggi nessun riscontro nella pratica. Non così nel resto d’Italia dove la traduzione nelle lingua dei segni è ormai pratica usuale nelle primarie strutture di cura e nelle aziende sanitarie. Un’altra pesante lacuna della Sanità Altoatesina.