Se tutto sarà confermato come le prime notizie fanno intendere esistono dei responsabili morali, si potrebbe definirli mandanti, dietro alla morte della bambina emiliana di otto anni sul Renon, precipitata con la madre (in gravi condizioni) in sella ad una slitta lungo una pista nera e schiantatasi contro un albero.

La mancanza di chiare indicazioni in lingua italiana (ma quelle in lingua tedesca ci sono, eccome) sulla pericolosità del tratto di pista da sci su cui è avvenuta la tragedia, farebbe intendere chiaramente come sarebbe stata la volontà dell’uomo, l’autorità giudiziaria stabilirà di chi in particolare, a scegliere deliberatamente di non usare la lingua italiana con la stessa evidenza tipografica della lingua tedesca nel segnalare i pericoli dei tracciati.

Ora si deve aprire non una semplice riflessione formale ma una aperta revisione di tutto il sistema della comunicazione rivolta al pubblico (per tutte le comunicazioni di interesse pubblico) che non releghi in Alto Adige la lingua italiana ai margini. E non vale solo per i turisti ma è anche una questione di rispetto e sicurezza per gli italiani residenti in Alto Adige.

La rimozione sui sentieri di montagna da parte dei gestori e ora anche sulle piste da sci di indicazioni fondamentali in italiano ora si può capire a quali tragedie possa portare.

Lo diciamo da anni e le nostre richieste sono state tutte deliberatamente minimizzate.

Ora ci aspettiamo che cambi radicalmente l’approccio verso il teme del rispetto della lingua italiana con la nuova giunta. La toponomastica è una branca di questo tema: ci si può perdere se non si trovano le indicazioni nella propria lingua. Si può rischiare o perdere la vita se le avvertenze sulla pericolosità di un luogo sono solo in lingua tedesca.

Lunedi presenterò una interrogazione al presidente della Provincia: mi aspetto che il tema sia affrontato con coraggio nel corso della legislatura ma i segnali non sono buoni se ancora in queste ore il presidente Kompatscher risultia insistere per ottenere una legge provinciale che invece di recepire il bilinguismo lo vorrebbe comprimere.

Alessandro Urzì
Consigliere provinciale L’Alto Adige nel cuore Fratelli d’Italia