Nei mesi scorsi, la maggioranza aveva voluto, con un atto di evidente ed inutile provocazione, strappare  il fair play istituzionale accettando di inseguire Suedtiroler Freiheit sul piano del secessionismo, in questo caso sportivo, propugnando l’uscita del calcio altoatesino dalla nazionale azzurra.

Due notizie meritano la segnalazione a proposito della relazione di Martha Stocker sullo stato di attuazione della mozione: la leggerezza provocatrice con cui si affronta il tema del secessionismo. Addirittura si accenna, facendo intendere che ci si riferisca all’Alto Adige, a “paesi”che ancora non abbiano ottenuta l’indipendenza, quasi fosse fra le cose possibili per l’Alto Adige.

Scontata la conclusione sulla quale avevamo sollevato, unici in Consiglio, il monito prima dello scellerato voto: le situazioni portate ad esempio dai secessionisti sono frutto di eccezioni concordate con gli Stati nazionali di appartenenza o comunque precedenti alle modifiche agli statuti di FIFA e UEFA.

Ma allora c’era bisogno di questa provocazione? Di fare studiare il modo per fare uscire il calcio altoatesino da quello nazionale?

Impressiona il disarmante silenzio dell’alleato dei secessionisti, il Pd.

Alessandro Urzì