Il riciclo della memoria: finita la cerimonia al muro del Lager di via Resia, luogo di dolorosa pietà, ieri il sindaco Caramaschi e il presidente Kompatscher (ma anche l’Anpi), si sono riportati a casa le corone.

Spente le telecamere alle vittime appena onorate sono rimasti solo dei trespoli di ferro arrugginiti, spogli.

Oggi riceviamo l’indignazione di molti cittadini a passeggio: le hanno rubate, denunciano.

Mi informo subito, denuncio la cosa alle autorità di polizia, chiamo il sindaco Caramaschi.

No, non sono state rubate, le corone, saranno riciclate per il primo maggio… Così mi viene risposto dal Municipio.

Mi si permetta di dire ma non sono d’accordo, sono incredulo: le corone rappresentano un segno di pietà ed umanità. Come i fiori che porto al cimitero.

Se sulla tomba dei miei cari porto dei fiori non è che li depongo, ci faccio una preghiera e poi riprendo il mazzo e mi sposto sulla tomba di un caro amico per fare la stessa scena lasciando la tomba dei miei cari spoglia.

La corona rimanga lì, per qualche tempo, sinché è bella e fresca.

“Ma forse la potevano rubare o danneggiare”, mi viene segnalato. Speriamo sempre di no ma fosse accaduto sarebbe stato il vilipendio ad una delle memorie fra le più care e crude di Bolano, le vittime del Lager, unanimemente respinto, presumo. E le telecamere che sono sul posto (si vede dalle foto) avrebbero forse individuato i criminali, fossero entrati in azione.

Ma per paura che possa accadere qualcosa non ha senso ferire così la memoria delle vittime del Lager facendo passare l’idea che quella fosse solo una passerella ad uso esclusivo dei cronisti, poi una volta girate le spalle tutto finito, anche la pietà e l’omaggio. Da riciclare alla prima occasione.
Ma forse che Mattarella finita la deposizione all’Altare della Patria si è riportato via la corona per riutilizzarla altrove?

Io lo ritengo grave: costano cinquanta euro le corone, le pagheremo noi la prossima volta, se occorre. Le nostre sono sempre rimaste dove le abbiamo lasciate. Alle volte le hanno sfregiate o rubate (lo ricordo, al Monumento alla Vittoria e al Monumento all’Alpino di  Brunico). Ma era lo sfregio di criminali, non quello delle Istituzioni.

Alessandro Urzì

Consigliere regionale e provinciale di Bolzano