La Provincia autonoma di Bolzano si deve fare carico, in convenzione con il Ministero della Giustizia, di interventi a favore del personale occupato presso il penitenziario del capoluogo. Ma anche il Governo non può abbandonare al loro destino quelli che sono gli autentici reclusi all’interno del carcere di Bolzano, privati di dignità e spesso anche sicurezza, ossia il personale di polizia penitenziaria e quello civile. Chi delinque, poi. Per alleggerire la pressione sulle carceri italiane, se è straniero, sia inviato nel proprio paese a scontare la pena. A Bolzano quasi il 75% dei detenuti è straniero.

E’ quanto ha concordato la delegazione parlamentare di deputati e senatori di Fratelli d’Italia, guidati dal capogruppo alla Camera On. Francesco Lollobrigida e dal referente per la Giustizia On. Ciro Maschio , che ho accompagnato personalmente assieme al consigliere di Bolzano Marco Galateo al carcere di Bolzano dove hanno effettuato un sopralluogo incontrando la direzione e la polizia penitenziaria.

Nei prossimi giorni saranno presentate richieste di urgenti iniziative nelle mani del Ministro della Giustizia.

La notizia del rinvio sine delle die delle opere di costruzione della nuova struttura carceraria sono state apprese dal personale e dalla delegazione parlamentare con sconcerto. La crisi di Condotte spa rischia di rimettere le sorti del personale in servizio (prima dei detenuti) nelle mani del destino.

Inammissibile: le condizioni di sicurezza per il personale sono estreme.

I numeri dicono tutto.

Su una capienza massima ed estrema di 105 posti il carcere ora detiene 98 detenuti, solo 26 italiani, gli altri 72 stranieri.

Gli organici sono ridotti all’osso. 81 le unità di polizia penitenziaria, 64 effettivamente in servizio. Garantire i turni significa accettare sacrifici e rischi alti considerato che per grande parte della giornata le celle rimangono aperte perché gli spazi sono ridotti.

Il dramma è nel settore del personale civile (e su questo si chiede l’intervento della Provincia): 23 sarebbero in organico, di fatto 11 sono in servizio e si tratta di personale tutto ultracinquantenne, con 2 prossimi alla pensione. I due che si occupano delle attività di reinserimento. Se mancherà il reinserimento il carcere produrrà altri delinquenti senza tentare il recupero delle persone.

Da qui l’azione congiunta a Roma e a Bolzano da parte della delegazione parlamentare e nostra in Provincia per ottenere mezzi e risorse e per prevedere forme di collaborazione fra enti al fine di potenziare il quadro delle condizioni di sicurezza di chi lavora in carcere (in primis la polizia penitenziaria) e in seconda istanza dei servizi di reinserimento sociale. Un’azione specifica sarà riservata alla sollecitazione del Ministero della Giustizia ad assumere iniziative per garantire la realizzazione rapida del nuovo carcere e strutture abitative per il personale dipendente. Ma il Governo deve anche smetterla con la politica dei proclami: i detenuti stranieri anche di Bolzano siano rispediti nei loro paesi di origine a scontare la propria pena.