Durante un allenamento di rugby una ragazza di sedici anni ha uno scontro violento con un’altra atleta. Fa parte del gioco ma la ragazza, che ha battuto forte la testa e il naso esce piuttosto malconcia dal campo. Il papà, giustamente preoccupato la porta al pronto soccorso dove trova una fila lunghissima. Insieme decidono di aspettare l’indomani, quando si recano dal medico di base che fa un’impegnativa urgente, valevole 24 ore, richiedendo riscontro radiologico in seguito al trauma subito. Seconda visita al pronto soccorso, accesso al triage e dopo un primo esame con rilevazione della temperatura corporea l’assegnazione del codice verde.  L’infermiere informa che l’attesa sarà molto lunga, perché ci sono almeno settanta persone con maggiore priorità in lista di attesa. A questo punto padre e figlia decidono di andare all’ospedale di Bressanone, dove in meno di quaranta minuti viene fatta la lastra e la paziente dimessa. Nessuna frattura, sembrerebbe una storia quasi a lieto fine.

Invece no, nel giro di un paio di mesi alla ragazza viene recapitato il conto: 80 euro, regolarmente fatturati come visita privata.  La ragazza dicono in ospedale, non risultava iscritta al servizio sanitario. Il padre chiede spiegazioni perché a lui risulta che tutto sia a posto, ha in mano la tessera sanitaria della ragazza e l’impegnativa del medico di famiglia. Ma passati tre mesi, ancora nessuna risposta è arrivata al padre che si era rivolto ad Azienda sanitaria e Ospedale di Bressanone tramite posta certificata.

Il consigliere provinciale dell’Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì ha annunciato che chiederà immediatamente spiegazioni all’assessore alla sanità Martha Stocker.