Il Consigliere provinciale Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel Cuore/Fratelli d’Italia), ha portato a Vienna la questione della cittadinanza austriaca. A dichiararlo è lui stesso in una nota che riportiamo di seguito:

“Nessuno spazio a posizioni revansciste, un chiaro pronunciamento contro ogni iniziativa, come quella del Governo austriaco sulla estensione della cittadinanza austriaca ai cittadini di lingua tedesca e ladina dell’Alto Adige, che divide la popolazione e non porta nulla in più di ciò che già l’autonomia, spesso anche in modo controverso, ha già portato.
 
Questa la posizione che ho presentato questa mattina in conferenza stampa a Vienna prima dell’incontro dei ministri degli esteri e degli interni austriaci assieme ai capigruppo del Consiglio provinciale e convocato per le ore 13.
 
Ho deciso di aderire, unico consigliere italiano della provincia di Bolzano, per ricordare gli obblighi da parte dell’Austria al rispetto degli accordi che hanno portato all’Autonomia e che questa iniziativa unilaterale e assunta anche contro le posizioni espresse a chiare lettere dal Governo italiano mette gravemente in discussione. Ma si tratta di una forzatura che alimenta anche una frattura profonda nella società che si vorrebbe divisa fra cittadini di diversa serie, a seconda del gruppo linguistico di
appartenenza.
 
Nella conferenza stampa (come farò all’incontro con i ministri degli esteri ed agli interni) ho citato le parole dell’editorialista Gian Enrico Rusconi che ha definito il passo intrapreso dall’Austria sulla doppia cittadinanza, nell’ottantesimo anniversario dell’Anschluss, “un gesto simbolico solo apparentemente innocuo. L’indiretta offerta della cittadinanza austriaca, assolutamente inutile data l’ottima condizione dell’autonomia di cui godono i cittadini di lingua tedesca, aprirebbe una ambigua rivendicazione identitaria-linguistica che farebbe regredire ai tempi del nazionalismo più ottuso”. Rusconi evoca quello altoatesino come un simbolico Anschluss perpetrato questa volta dall’Austria.
 
Ho ricordato come l’Autonomia costituisce, attraverso gli accordi
Degasperi-Gruber culminati con il rilascio nel 1992 della quietanza liberatoria da parte dell’Austria, non una tappa ma una meta. Dire che oggi si può guardare oltre l’autonomia estendendo la stessa cittadinanza austriaca ad una popolazione compatta residente in una provincia dotata di autonomia quasi integrale equivale a dichiarare una sorta di annessione, un
atto di inaudita gravità.
 
Non sono paragonabili le situazioni della doppia cittadinanza italiana con quella ipotizzata dall’Austria. L’Italia concede la doppia cittadinanza ad ogni cittadino che dimostri di rispondere a determinati criteri, ovunque viva, in Brasile, in Groenlandia, in Giappone o in Slovenia o Croazia.
 
L’Austria invece non riconosce a nessuno la doppia cittadinanza e la riconoscerebbe solo agli altoatesini di lingua tedesca, ed a nessun altro.
 
Ossia ad una popolazione che sul territorio della provincia, contermine a quello austriaco, è maggioranza assoluta.
Cosa accadrebbe se l’Italia offrisse unilateralmente la cittadinanza anche italiana a tutti i ticinesi? La Svizzera tacerebbe?
 
Non regge il confronto con gli italiani di Slovenia e Croazia. Si tratta di una minuscola minoranza nei due paesi, poche decine di migliaia di persone in Croazia, due migliaia in Slovenia, una vera minoranza sia nazionale che nel territorio di insediamento. Quindi non crea alcuna situazione anomala e sospetta.
 
Vanno chiarite le dichiarazioni del Presidente della Provincia Kompatscher che ha fatto capire come del tema non si parlerà prima delle elezioni provinciali. Ma non ha detto che non se ne parlerà dopo.
 
Chiederò a Bolzano a tutte le forze politiche di escludere la possibilità che negli accordi di coalizione possa essere inserito un passaggio indiretto su questo tema e che anzi sia esclusa la possibilità per la Provincia di Bolzano di giocare un ruolo attivo in una iniziativa ambigua e pericolosa che rischia di spaccare in due la società altoatesina.
Basti pensare che la conta etnica dei titolari del diritto e di quelli che non lo potrebbero vantare passerebbe attraverso quella che ormai è diventata una dichiarazione di comodo, come la dichiarazione di appartenenza ad un gruppo linguistico. Così avremo cittadini di origine albanese o marocchina dichiarati di lingua tedesca che potranno chiedere ed ottenere la cittadinanza austriaca e figli della nostra terra (di famiglie bilingui) che per il semplice fatto di essersi dichiarati italiani ne saranno esclusi.
Un modo per spaccare ancora di più un territorio fragile.
 
Ecco perché ho ribadito che la proposta di estensione della doppia cittadinanza è una iniziativa che semplicemente mette in discussione l’autonomia, oltre ad avere un significato recondito chiaramente ostile verso l’Italia e quello che ha fatto sinora per la provincia di Bolzano.
 
Il caso va archiviato e basta. In questo senso, da altoatesino di lingua italiana, il mio appello al governo austriaco. Ho ricordato e ricorderò infine che l’interlocutore dell’Austria deve essere il legittimo governo italiano e non il Consiglio di Bolzano”