La richiesta è già partita, firmata dal sottoscritto e indirizzata al presidente della Provincia Kompatscher: va modificata l’ordinanza 8/20 che dispone, anzi “ordina” a “tutte le persone che non hanno la propria residenza in Alto Adige di rientrare alla propria residenza”. Si intende quindi anche lavoratori e famiglie italiani, evidentemente, non solo improbabili turisti, titolari di seconde case o lavoratori stagionali stranieri.

Un provvedimento motivato dalla generica affermazione: “affinchè possano eventualmente beneficiare delle prestazioni dei propri medici di base” ma che azzera senza alcuna motivazione sia logica che morale il presupposto per cui l’assistenza sanitaria sia un diritto costituzionale per ogni cittadino a prescindere dal luogo in cui si venga a trovare nel momento di un eventuale bisogno.

Ora non è ben chiaro per quale motivo le disposizioni nazionali siano state discrezionalmente potenziate in Alto Adige con questa misura inutile e inaccettabile, ma anche potenzialmente discriminatoria. Di certo è illegittima e va ritirata.

I casi di proprietari di seconde case che sono rimasti nell’alloggio delle ferie esistono ma sono alcuni e ben circoscritti ad alcuni territori (Val Pusteria, valli Gardena e Badia, val d’Ega e poco più) ma il grosso del problema riguarda i lavoratori che prestano servizio in Alto Adige ma non hanno cambiato la loro residenza, operatori delle forze di polizia, militari, insegnanti, operatori dei servizi di trasporto, dipendenti di grandi imprese nei diversi settori, per esempio quello edilizio o di produzione che non si sono fermati nemmeno in questi giorni.

Sono persone che hanno casa in Alto Adige ma non necessariamente la residenza. Possono essere cacciati dal giorno alla notte dopo “l’ordine” di Kompatscher? La Provincia può ritenersi una libera repubblica sino a questo punto? No, è illegittimo.

Una misura che va immediatamente rimossa, che costituisce una lesione del principio costituzionale del diritto alla salute per ogni cittadino italiano, ma che in tempi come questi significherebbe anche costringere al movimento in giro per l’Italia di persone che hanno in Alto Adige i loro interessi, le loro relazioni e le loro attività, costrette però da un ordine burocratico a mettersi in macchina o su un treno e viaggiare dove magari hanno famiglie d’origine numerose che potrebbero non gradire in questo momento avere nuovi contatti, considerata la sostanziale quarantena in cui è costretto l’intero paese. O sono persone a cui potrebbe essere “ordinato” di andare a Bergamo e nelle zone più rosse d’Italia. Irresponsabile.

L’ordine di Kompatscher appare peraltro contraddittorio con i decreti del Presidente del Consiglio che prevedono la “possibilità” per chi si venisse a trovare fuori residenza formale di rientrare presso la propria residenza o domicilio senza dovere sottostare ai limiti posti per gli spostamenti.

Ma si tratta di una possibilità concessa, quella di Conte, non di un “ordine” imposto, che viene invece dettato in Provincia di Bolzano: un “decreto di espulsione dall’Alto Adige” che non reggerebbe ad un eventuale ricorso, ma veramente ora avremmo bisogno di altro invece di udienze di fronte ai Tribunali.

Si chiede per queste ragioni la revisione del decreto del Presidente della Provincia, che vogliamo ritenere frutto di una svista, e ripristinare il principio inviolabile dell’unità della Nazione e del diritto costituzionale alla assistenza medica in ogni parte del territorio nazionale senza minacce irricevibili di espulsione dall’Alto Adige. O si ritiene che un eventuale malato non altoatesino debba essere lasciato per strada fuori dai “nostri” ospedali?

Lo ha dichiarato Alessandro Urzì, Consigliere provinciale e regionale di Fratelli d’Italia-L’Alto Adige nel Cuore