La Provincia dovrebbe dotare gli operatori dei servizi  domiciliari di presidi per la sicurezza personale. Non solo mascherine e guanti, ma anche visiere protettive per  proteggere il volto ed evitare alle particelle di saliva di venire a contatto con la mucosa degli occhi o della bocca del sanitario mettendolo così al riparo dalle infezioni. Vanno inoltre definiti con urgenza dei protocolli specifici per l’intervento degli assistenti domiciliari in questa fase di emergenza.

Lo afferma il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia – Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì che ha presentato un’interrogazione urgente in Provincia.

“Gli assistenti domiciliari dipendenti dell’Azienda per i servizi sociali – ASSB – nell’espletamento dei loro incarichi di assistenza agli anziani beneficiari del servizio, accedono quotidianamente anche a sei diversi alloggi. Abitazioni in cui spesso oltre alla persona assistita condividono gli spazi anche altri familiari e talvolta anche badanti.”

“Gli assistenti domiciliari – spiega Urzì –  pur provvisti dei fondamentali dispositivi di protezione individuale come camici, guanti e mascherine, lamentano la mancanza delle apposite visiere che permetterebbero una protezione totale del viso, in considerazione che gli anziani assistiti, quasi tutti provvisti di protesi dentarie, durante la conversazione che accompagna le attività quotidiane di pulizia emettono come è normale che sia particelle di saliva.”

“Trattando quotidianamente diversi assistiti – prosegue Urzì – c’è la concreta preoccupazione ribadita dagli stessi operatori di poter essere loro stessi fonte di trasmissione del virus tra i diversi anziani  pazienti seguiti oltre che per le loro stesse famiglie.”

“Gli stessi assistenti lamentano anche la mancanza di specifici protocolli di assistenza che stabiliscano chiaramente quelli che devono essere  gli interventi da fornire ai pazienti durante questa emergenza. Se la cura della persona o l’assistenza per fare la spesa possono continuare anche oggi ad essere considerati servizi essenziali – afferma Urzì – ci si chiede se altrettanto lo sia la permanenza a fianco dell’assistito spesso con febbre e tosse per l’ora di accompagnamento prevista. Peraltro in assenza di specifiche disposizione su come assistere queste persone nel momento che lamentano febbre alta o difficoltà respiratorie. “

“Altri servizi – ancora Urzì –  come la cura dei piedi ai pazienti diabetici che invece sarebbe stato opportuno effettuare solo a domicilio per evitare di fare uscire gli anziani di casa sono proseguiti a livello ambulatoriale al Centro diurno per anziani, creando assembramenti inopportuni e sono stati sospesi solo negli ultimi giorni per carenza di personale.”

“Non meno grave – prosegue Urzì – è la carenza di personale nelle case di riposo a causa della quarantena obbligatoria per gran parte degli operatori che vi lavora. Assb ha inviato nelle strutture di degenza gli assistenti domiciliari, per ora su base volontaria ma in futuro sembrerebbe anche a  comando, senza considerare che gli stessi erano stati a contatto in queste settimane con anziani spesso in precarie condizioni di salute. Per escludere ulteriori contagi a persone anziane e quindi più vulnerabili al virus – conclude Urzì – sarebbe stato opportuno effettuare un tampone agli assistenti domiciliari inviati nelle strutture residenziali. “