L’unico censimento sulla presenza di nomadi in Alto Adige fu realizzato dalla Provincia (assessore Martha Stocker) a seguito di una precisa richiesta del Consigliere provinciale Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel Cuore). Risale però al 2015 (per la cronaca comunico che la richiesta di aggiornamento del censimento in provincia di Bolzano è stata ripresentata da Alessandro Urzì oggi stesso).

“La mia denuncia di allora cadde letteralmente nel vuoto. L’analisi che ne usciva era impietosa. Chiedevo quanti fossero i campi attrezzati e quelli non attrezzati in Alto Adige”, ha detto Urzì.

Fotografia del 2015 sui dati forniti di Martha Stocker: a Bolzano ci sono tre nuclei familiari (14 persone) ospitati nella cosiddetta micoarea Spaghettata, 9 nuclei familiari (20 persone) in viale Trento, 6 nuclei familiari (14 persone) in via Maso della Pieve. Ma, aggiunge Martha Stocker: “altre famiglie gravitano sul territorio su terreni sua pubblici che privati”, evidentemente senza alcuna ufficialità e quindi autorizzazione. In via Grandi 4 persone, in via Musi 6 persone, in via Agruzzo 2/4 nuclei familiari, in vari luoghi della zona industriale 8 persone. Insomma nomadi censiti ma con accampamenti non autorizzati. La cosa pazzesca era che la Provincia coinvolgendo anche il Comune di Bolzano prendeva atto dell’illegalità di questi accampamenti ma senza scomporsi: una assuefazione all’abusivismo a cui ora anche dal Viminale si vorrebbe dire basta.

Proseguiamo il quadro del 2015. Merano: 87 persone (15 delle quali si spostano continuamente sul territorio del Comune, precisava l’assessore). Uno solo è il campo autorizzato. Quindi gli altri sono illegali. Accampamenti censiti dei comuni ci sono anche a Lana, Appiano, Vadena e Salorno, con accampamento “non regolare”, scriveva serenamente l’assessore. La Provincia parlava di illegalità prendendone atto invece di attivarsi per estirparla.

Ma il massimo assoluto era riferito a Bressanone. Così scriveva nel 2015 l’assessore: esiste una microarea, ma questa “viene usata come punto di ritrovo in quanto tutti gli abitanti vivono in alloggi Ipes”.

Capito? Esiste una area per lo svago, ma tutti i nomadi vivono negli alloggi Ipes. Quanto ci è costato tutto questo?

Facciamo dei conti: 323 mila euro nel 2009, 205 mila nel 2010, 286 mila euro nel 2011, 231 mila euro nel 2012 e l’ultimo dato disponibile è quello del 2013 di 145 mila euro.

“Qualcosa come 1 milione 192 mila ero in cinque anni. A cui vanno aggiunti 195 mila euro di contributi per la manutenzione. Ma anche i circa due milioni per il campo nomadi nuovo nuovo di Merano, con tanto di cucine di design. Chiedendo il censimento chiedevo anche quale fosse il contributo economico offerto dagli ospiti di questi campi per la copertura delle spese di gestione”, ha proseguito Urzì.

“I dati – risponde l’assessore – necessitano di una indagine molto onerosa in termini di carico amministrativo che non risulta proporzionata alle finalità conoscitive dell’interrogazione”. Ossia l’assessore ritiene che non sia importante sapere se il bilancio di gestione sia sfavorevole all’ente pubblico e di quanto. E si dimostra che un calcolo di questo tipo non è stato mai fatto. Ossia si ritiene che il milione e 400 mila euro a lustro siano una spesa a fondo perduto, se non c’è nemmeno bisogno di sapere e capire se c’è l’opportunità di rientrarci.

“Questa mia denuncia a suo tempo cadde letteralmente nel vuoto. Oggi la ripropongo tale e quale chiedendo l’aggiornamento del censimento del 2015. E soprattutto che oltre a prendere atto di illegalità ed abusivismo si faccia qualcosa per estirparli”, ha concluso il Consigliere provinciale Alessandro Urzì.