Rifugio Vittorio Veneto al Sasso Nero in Valle Aurina, un caso di pulizia etnica o perlomeno linguistica di enorme violenza morale e culturale.

Ed ora affiorano i documenti che confermano quanto avevo denunciato a suo tempo: la maggioranza provinciale Svp/PD/Bizzo ha piegato il capo di fronte alla richiesta avanzata dai secessionisti di Suedtiroler Freiheit che avevano chiesto di cancellare ogni traccia del nome di Vittorio Veneto (nome della località di Vittorio Veneto la cui sezione del Cai era proprietaria del rifugio, ma non sfugge che Vittorio Veneto è anche il nome delle battaglia vittoriosa con cui 100 anni fa esatti si conclusero di fatto le ostilità con l’Austria, prima della sua resa).

Ecco la delibera 101 del 23.1.2012 con cui la giunta provinciale all’unanimità approvava il programma “planivolumetrico per la nuova costruzione del rifugio Vittorio Veneto al Sasso Nero a San Giovanni in Valle Aurina”. Testuali parole. Nome ripetuto per esteso in tutto il documento ed anche nella relazione tecnica. Votavano a favore del nome Vittorio Veneto anche gli allora assessori Bizzo e Tommasini.

“Poi però sono arrivate le forti pressioni dei secessionisti. La Svp si è fatta velocemente convincere: via il nome Vittorio Veneto. Il PD ha accettato intervenendo in Consiglio provinciale addirittura per confermare che la scelta era giusta. Perché il vecchio edificio era stato tutto demolito e ricostruito, quindi, diceva Tommasini, il nome adesso viene assegnato ad un nuovo rifugio. Falso perché nella delibera questa procedura era prevista ma il nome del nuovo rifugio rimaneva quello storico. Invece il nome è sparito. E volevano farlo di nascosto se non lo avessi denunciato”, ha dichiarato Alessandro Urzì, Consigliere provinciale de L’Alto Adige nel Cuore.

“Domani il rifugio sarà inaugurato e nonostante la delibera della giunta provinciale che nel 2012 lo voleva ancora chiamato Vittorio Veneto in lingua italiana. Invece non avrà più questo nome per decisione di Kompatscher e Tommasini e si chiamerà semplicemente al Sasso Nero. Del vecchio nome rimarrà solo un quadretto ed una targa in una stanza del rifugio. Un altro tassello di identità italiana in Alto Adige è cancellato. Grazie all’approvazione anche del PD”, ha concluso Urzì.

La delibera