Un video antitaliano ( https://youtu.be/DPH6h1bvmpA ) , profondamente intriso di acida insofferenza verso l’Italia, vomitevole nel suo approccio che fa leva su volgari e antichi stereotipi in salsa locale: una sceneggiata con ambizioni artistiche trasformata in film e diffuso attraverso i canali Facebook e altri principali social.

Si tratta dell’ultima provocazione nell’ambito della campagna “Jatz”, la cui organizzazione fa riferimento anche in modo poco chiaro (ma rivendicato sui siti internet di area) agli Schuetzen (tanto da avere recapito presso la Casa della Cultura di via Sciliar 1 a Bolzano, 4° piano, proprio sede dell’organizzazione paramilitare antitaliana). Nell’ambito della campagna si sono svolte anche e già lugubri adunanze secessioniste tenutesi a Merano e più recentemente a Barcellona.

“Il video rappresenta nella sua patetica messinscena il confronto fra l’Italia e l’Alto Adige secessionista (rappresentati da marito di lingua italiana e moglie, lei di lingua tedesca e che annuncia di volersi separare). Una escalation di luoghi comuni in cui l’Italia viene rappresentata avida, violenta nei modi, triste e anche… brutta. E l’Alto Adige secessionista vittima di oppressione, limitazione della propria libertà, sofferenza”, ha dichiarato il Consigliere provinciale de L’Alto Adige nel Cuore-Fratelli d’Italia.

“Un inno alla secessione, alla rottura del rapporto di “unione”, con l’Alto Adige secessionista che infine rivendica la proprietà dell’appartamento in cui la coppia vive quasi ad annunciare lo sfratto del marito nei panni dell’Italia.
Una rappresentazione triste ma violenta nei contenuti, che ha conosciuto la diffusione sui canali ufficiali dei social, che alimenta gruppi secessionisti sempre più rabbiosi che ruotano attorno alla nuova classe dirigente dell’organizzazione degli Schuetzen, già distintasi per una escalation di dichiarazioni e iniziative dalla forte impronta provocatrice”, ha proseguito Urzì.

“Il tutto mentre da parte della Provincia continuano a fluire risorse e denari abbondanti a sostegno delle attività paraculturali e parasociali di questo covo antitaliano nelle forme e nella sostanza.
Un pessimo esempio di convivenza (che non a caso nel film si vorrebbe distruggere) per il nostro Alto Adige.
Che sia anche in odore di cofinanziamento da parte della Provincia, questo in tutta onestà è davvero troppo”, ha concluso il Consigliere Urzì