B. C. e C.C., i due nomadi che assieme ad un minore sono stati tratti in arresto dalle Forze dell’ordine dopo l’aggressione al parroco di S. Giacomo don Ivo Costanzi, risultano essere inquilini dal 2013 di un appartamento messo loro a disposizione dall’Ipes ed i cui costi di locazione sono stati sostenuti per sette mesi dal Distretto sociale.

Oltre all’alloggio a titolo gratuito o quasi, la famiglia C. ha percepito assegni regionali e statali al nucleo familiare i cui importi per gli anni 2013, 2014 e 2015 sono complessivamente quantificabili in 15.840 euro ed altri sussidi, come reddito minimo di inserimento, contributi al canone di locazione e prestazioni a favore dei minori per un importo complessivo relativo al periodo 2013-2015 di euro 19.701.

Questi i dati forniti dall’assessore provinciale alle Politiche sociali Martha Stocker al consigliere dell’Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì che all’indomani del drammatico episodio di violenza ai danni del sacerdote aveva presentato un’interrogazione urgente alla Giunta per sapere se i signori C. fossero stati destinatari di sovvenzioni, benefici sociali, sussidi, contributi o alloggi sociali.

“E’ da tempo che sostengo – dichiara Alessandro Urzì – che i sussidi e le altre forme di sostegno sociale non debbano essere concessi a coloro che infrangano la legge. A tal proposito avevo anche presentato una mozione in Consiglio provinciale, respinta da quel buonismo perbenista della Sinistra che sta trasformando Bolzano e la provincia in una terra di nessuno in mano a delinquenti, accattoni molesti e criminali. La situazione attuale – continua Urzì – non è più sostenibile: personaggi senza né arte né parte, moltissimi di origine nomade ben sistematisi in comodi appartamenti dell’edilizia sociale, ma che al di là della retorica tanto amata in Municipio continuano a vivere ai margini della società non possono continuare ad essere contemporaneamente costo e minaccia per i cittadini per bene. Gli aiuti sociali anche per loro, come per tutti, devono essere finalizzati a far fronte ad una situazione di disagio temporaneo, non costituire una rendita perpetua, ed in ogni caso devono essere vincolati al rispetto delle leggi. Chi si rende autore di delitti contro la persona e contro il patrimonio, aggressioni, furti, rapine, borseggi, non deve più poter contare sulla solidarietà di chi tutte le mattine si alza a va a lavorare per dare un futuro con dignità alla propri famiglia. Sono proprio atteggiamenti di lassismo di questo tipo che permettono a certe persone di continuare a delinquere, sapendo comunque di avere tutte le protezioni sociali, dalla casa ai redditi minimi di sopravvivenza. Al resto provvedono con il furto o, come si è visto, le rapine”.

La segreteria del Consigliere Alessandro Urzì