Gli Schuetzen adottano il fucile della Wehrmacht, il Mauser 98k

La Giunta provinciale non ritiene inopportuno l’utilizzo della carabina Mauser 98K, il fucile della Wehrmacht, come arma da cerimonia da parte delle compagnie degli Schuetzen.

Questa la risposta fornita dall’assessore provinciale alla Cultura tedesca Philipp Achammer al consigliere Alessandro Urzì di Alto Adige nel cuore, che aveva  chiesto se l’amministrazione provinciale  ritenesse di buon gusto l’utilizzo di un fucile che rimanda alla memoria un periodo drammatico della storia mondiale e quale nesso  abbia un’arma andata in produzione nel 1935 con le divise storiche indossate dalle compagnie dei tiratori piumati.

 L’assessore Achhammer ha confermato la mancata contestualizzazione storica affermando che l’utilizzo del Mauser 98k deriva dal fatto che le carabine siano facilmente reperibili, mentre nel contempo non si trovano armi antiche nelle quantità previste e finanziabili. Perché questi acquisti sono finanziati abbondantemente proprio dalla Provincia.

L’assessore giustifica anche una certa rilevanza storica di queste armi. 

Ed è proprio questo il punto, anche se non nei termini  proposti da Achammer:  il   Mauser K98, fabbricato in Germania tra il 1935 e il ‘45 rappresenta infatti uno dei simboli più crudi della sopraffazione nazista in Europa.

Ammesso che le compagnie degli Schuetzen oggi utilizzino prevalentemente il sottomodello M48 di produzione Jugoslava ( e sarebbe interessante conoscere i canali attraverso i quali queste armi  giungono in Alto Adige), ciò non toglie che  la carabina Mauser K98 fosse  il fucile in dotazione ai soldati tedeschi quando il 1° settembre 1939 la Germania iniziò le operazioni militari contro la Polonia scatenando il secondo conflitto mondiale;  la stessa arma  equipaggiava le sentinelle di guardia ai vagoni piombati diretti ad Auschwitz con il loro carico di morte. Un’arma spietata che evoca immagini di morte e distruzione ancora oggi vive nella coscienza collettiva

 “Gli Schuetzen –  dichiara il consigliere Urzì – sostengono che per loro il  fucile è  sinonimo di libertà, di giustizia, di impegno per la dignità umana e per  la protezione e conservazione di questi simboli. Perché allora utilizzare l’arma che più rappresenta la cruenta oppressione perpetrata in tutta Europa dalla Germania nazista durante il secondo conflitto mondiale e che non ha nessuna correlazione con le divise indossate?

 La segreteria del Consigliere provinciale Alessandro Urzì

Gruppo consiliare provinciale L’Alto Adige nel cuore