Colmare il vuoto di banalità delle dichiarazioni formali e senza emozione del sindaco e degli amministratori della città di Bolzano dopo lo stupro della ragazza quindicenne sui prati del lungo Isarco dietro il ponte giallo della ex ferrovia; questo il senso del sit in inscenato questa mattina da due delegazioni di Fratelli d’Italia e L’Alto Adige nel cuore.

Tutti coloro che vivono la città e la attraversano quotidianamente conoscono e conoscevano la pericolosità percepita di quella zona, un bellissimo parco attrezzato divenuto bivacco di immigrati e tossicodipendenti che fanno uso senza alcun pudore di droghe davanti ai passanti, smontano e rimontano biciclette rubate, sporcano l’area occupando in modo spregiudicato panchine e tavoli pubblici per l’intera giornata, lordando la zona.

Dove era il sindaco quando i cittadini denunciavano questo degrado ed invocavano l’applicazione delle delibere del comune stesso contro i bivacchi ed il rispetto del verde pubblico?

Una responsabilità morale oggi va richiamata. Inutile nascondersi dietro al non mi sarei mai immaginato o all’invocata costituzione come parte civile del Comune di Bolzano al processo che verrà contro gli orchi. Troppo tardi, ci si doveva pensarci prima.

Al sit in il consigliere di quartiere Diego Salvadori ha ricordato che “Bolzano deve tornare ad essere quella che era un tempo e che i cittadini stanno manifestando tutta la loro insofferenza”.

La consigliera di quartiere Barbara Pegoraro ha espresso da donna “la propria solidarietà alla famiglia della vittima” ricordando “che questi atti stanno cominciando a minare la nostra libertà”.

“Ciò che più amareggia è il sindaco che candidamente ammetta di non avere saputo che quella è una zona pericolosa – ha puntualizzato il consigliere provinciale Alessandro Urzì, aggiungendo – dove era signor sindaco quando la città scivolava nel degrado che oggi conosciamo?”