… FERMA LA RIFORMA DELL’AUTONOMIA

 

Il percorso di riforma dello Statuto di Autonomia si fa sempre più in salita. I nodi cominciano a venire al pettine. Oggi la maggioranza è letteralmente implosa. Perché? Sulla visione di fondo dell’autonomia e della sua riforma. Per i trentini e una parte della componente di lingua italiana della provincia di Bolzano il quadro regionale è necessario e fondamentale.

Per i consiglieri di opposizione di lingua tedesca della provincia di Bolzano e per una parte di palpancisti della Svp invece la Regione deve essere considerata solo come un fastidio.

Il problema è che lo Statuto dispone che i progetti di riforma dell’Autonomia debbano essere licenziati dal Consiglio regionale.

E la mozione presentata da Rossi e Kompatscher prevedeva un ruolo di conciliazione delle esigenze diverse fra Trento e Bolzano istituito proprio a livello di Consiglio regionale: nemmeno parlarne per i secessionisti e malpancisti della Svp. Così Rossi ha dovuto piegare il capo. Il suo regionalismo ha dovuto inchinarsi alla richiesta di prendere tempo, di  sottrarre al Consiglio regionale un ruolo attivo.

E così lo spirito regionalista è stato allontanato accogliendo la richiesta di aggiornamento presentata dai secessionisti.

Cosicché Convenzione e Consulta trentina ora lavoreranno in modo strabico alle loro riforme in chiave provinciale. Poi non è ancora chiaro come le due bozze anche contraddittorie potranno essere armonizzate a livello regionale. E la possibilità che tutto infine possa anche arenarsi è sempre più vicina.

Il paradosso è che il documento sia stato ad inizio seduta anticipato al primo punto dell’ordine del giorno dagli stessi che poco dopo ne hanno chiesto la sospensione mettendo in grave imbarazzo il presidente Ugo Rossi.

Alessandro Urzì

Consigliere regionale