Disarmante l’esito della votazione in Consiglio provinciale sulla mozione con cui Alessandro Urzì richiamava l’aula sulla necessità di accettare l’impegno ad approvare entro il prossimo settembre la riforma delle indennità del Presidente del Consiglio provinciale e dei componenti della giunta, per portarle nel parametri dettati dai decreti del Governo Monti che aveva fissato i massimali per consiglieri regionali e componenti degli esecutivi.

Le indennità dei consiglieri regionali sono state ridotte già quasi tre anni fa.

La giunta provinciale, il governo della nostra Provincia, invece ha evitato di aprire sino ad oggi il tema della riduzione delle indennità dei membri del governo locale.

E così, per fare un esempio, l’indennità del Presidente della Provincia è rimasta fissata sui 19.215 euro lordi contro il tetto massimo dei 13.800 lordi fissati da Monti.

In Consiglio oggi molte componenti politiche si sono nascoste dietro il diritto a rivendicare una piena autonomia nell’intervenire anche su questa materia (contro il “centralismo dello Stato”) per non sbilanciarsi e votare per il taglio assumendosi impegni precisi.

La maggioranza in particolare ha fatto quadrato sul no o sull’astensione. Anche parte dell’opposizione alzando la bandiera dell’autonomia si è rifiutata di votare a favore, facendo così un enorme regalo a Pd e Svp.

A favore solo Urzì e Andreas Poeder di Buerger Union, non hanno votato pur essendo in aula il presidente Kompatscher, Arnold Schuler, Martha Stocker, Christian Tommasini, Thomas Widmann. Assente Paul Koellensberger dei Cinque Stelle, gli altri si sono astenuti o hanno votato contro.