“L’innalzamento, peraltro prevedibile alla luce degli interventi operati sul territorio negli ultimi anni, della falda idrica a Sinigo, è un problema serie che richiede interventi urgenti.”

Lo dichiara il Consigliere provinciale e regionale dell’Alto Adige nel Cuore-Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, che annuncia un’interrogazione urgente al Presidente della Provincia. Urzì ricorda di essere intervenuto sull’argomento già quest’estate, venendo a sapere, tramite un’interrogazione, che nella zona di Sinigo erano rimasti in attività solamente tre canali di bonifica, di cui due provenienti dai terreni di pertinenza della Provincia sopra Montefranco, mentre l’idrovora situata in fondo alla via Fermi non è più attiva da anni. Nell’interrogazione Urzì chiede ora di sapere dove defluisca l’acqua che un tempo scorreva nei canali di bonifica, chiusi ed interrati in seguito all’imponente edificazione degli ultimi decenni, se i canali esistenti siano oggetto di regolari lavori di manutenzione, se siano stati eseguiti dei controlli sui danni subiti dagli edifici in seguito all’innalzamento del livello di falda e per quale ragione sia stata dismessa l’idrovora di via Fermi.

“Negli ultimi decenni Sinigo è stata oggetto di un intenso programma di urbanizzazione – prosegue Urzì – evidentemente senza un adeguato esame dei problemi idrogeologici dell’area, Esempio ne è la chiusura, uno dopo l’altro dei canali di bonifica, che ha causato, come era facilmente ipotizzabile, l’innalzamento della falda, con tutte le conseguenze che esso comporta, sia in termini di stabilità degli edifici che di allagamento di cantine e garage, soprattutto nella zona di piazza Vittorio Veneto e di via Fermi.”

“Problematiche ben note a chi a Sinigo c’è nato e ci vive da sempre – prosegue Urzì – tant’è vero che la stessa progettazione delle prime case, sorte nella frazione alle porte di Merano sul finire negli anni venti dello scorso secolo, ne aveva tenuto conto, evitando la costruzione di cantine e garage interrati. Sinigo infatti sorge su quella che era una palude che si estendeva da Maia Bassa fin oltre Postal, bonificata, mediante una fitta rete di canali, predisposti assieme all’idrovora per far defluire in continuazione le acque verso l’Adige.”

“E’ necessario – conclude Urzì, ricordando che si tratta di un’area ad alta densità demografica –  monitorare l’area e prevedere urgenti interventi in grado di risolvere il fenomeno e nello stesso tempo verificare il grado di stabilità degli edifici e nel caso intervenire adeguatamente.”