Ipes: ecco come le regole se applicate ciecamente possono fare male ad una famiglia per bene

 

Le abitazioni di proprietà dell’Istituto provinciale per l’edilizia sociale della Provincia di Bolzano – Ipes – in base alla normativa attualmente in vigore possono essere abitate solamente dalle persone autorizzate dall’Istituto all’atto dell’assegnazione. Ulteriori accoglimenti sono disciplinati in maniera piuttosto rigida per evitare che terze persone, pur non avendone adeguati titoli, finiscano con il risiedere a tutti gli effetti negli alloggi.

I criteri per il rilascio dell’autorizzazione ad accogliere nell’alloggio Ipes altre persone sono stati introdotti con ragionevolezza per impedire l’accesso agli alloggi sociali a chi non ne ha i requisiti: pensiamo infatti a cosa succederebbe se in un’abitazione assegnata ad una famiglia di quattro persone, poi se ne trovassero a convivere sei oppure otto. Problemi di sottodimensionamento dell’abitazione, problemi di natura sociale ed igienico-sanitaria. E con il fenomeno migratorio in atto in questi anni, questo scenario non è del tutto inverosimile.

E’ di poche settimane fa la notizia che  un alloggio Ipes a Sinigo è stato occupato da stranieri e trasformato in un dormitorio, in  cui convivevano in qualche modo una decina di persone che forse neppure si conoscevano tra di loro, ma che preferivano  quella soluzione seppur promiscua alle panchine dei giardini della stazione.

La stessa normativa, però, talvolta può produrre qualche effetto indesiderato che sembra contrastare con il buon senso.

E’ il caso di un appartamento in cui convivono la madre, separata oppure vedova, con un figlio, non più in tenera età. Un bel appartamento, sufficientemente grande, in cui potrebbe tranquillamente abitarci un’ulteriore  persona. Che potrebbe essere appunto  la fidanzata o la moglie del figlio.  In fondo sembra un’ovvietà. Per chiunque disponga di un alloggio proprio o in locazione da privati sarebbe così. Ma per chi abita in un alloggio Ipes no.

Nelle abitazioni sociali per la verità non sarebbe possibile  neppure accogliere un ospite temporaneo  senza il permesso della direzione, a pena di un eventuale sfratto: un amico ti fa un’improvvisata e si vorrebbe fermare fino all’indomani: nossignore, se ti scoprono rischi di trovarti in mezzo alla strada.

Le regole sono regole e quelle Ipes sono piuttosto severe. La moglie del figlio non può essere accolta perché  l’assegnatario dell’abitazione non è lui ma la sua mamma. Che, se nonostante la veneranda età fosse ancora interessata a convolare ad ulteriori nozze, potrebbe, lei sì, portare nell’alloggio il novello sposo.

Insomma, una normativa da rivedere, perché così restrittiva che oltre a lambire da vicino i sacrosanti principi della libertà personale dell’individuo, non soddisfa nemmeno i criteri di economicità dell’Ente pubblico.

Favorire l’accoglimento  può trasformarsi in una risorsa, per il nucleo familiare che risolve il problema abitativo, per l’Ipes che dallo stesso alloggio potrà ricavarne un affitto più elevato e per l’anziano che continuerà a far parte di una famiglia attiva anziché essere relegato ai margini della società.

Proprio per porre rimedio a questa situazione  il consigliere provinciale  dell’Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì ha presentato nei giorni scorsi un Disegno di Legge  che  propone di  rendere autorizzabile l’accoglimento nell’alloggio Ipes del  coniuge di  persona regolarmente convivente nell’abitazione diversa dall’assegnatario  a condizione che la superficie dell’appartamento  risulti adeguata e la persona da accogliere  soddisfi i requisiti previsti dall’Istituto, ovviamente se necessario con un canone rivalutato.

La segreteria del Consigliere provinciale Alessandro Urzì

Gruppo consiliare L’Alto Adige nel cuore