La dichiarazione del Presidente della giunta provinciale Arno Kompatscher per cui bilinguismo non significa binomismo (ossia non sono i due nomi nelle due lingue che fanno il bilinguismo) rappresenta perfettamente la pericolosità del momento e l’impostazione culturale con cui la Svp si sta approcciando al problema toponomastica.

Cosa significa? E’ la giustificazione della linea per cui non è necessario che una località abbia due nomi. Lo ricordate il caso di Cortaccia quando si volle convincere gli Italiani che Botengasse fosse anche il nome italiano della via Uscieri? Si disse che in tedesco la strada si doveva chiamare Botengasse e in italiano via Botengasse. Un autentico paradosso.

Eppure questo approccio ha fatto scuola se lo stesso ministro Graziano Delrio (già braccio destro di Matteo Renzi) accolse la proposta di Luis Durnwalder di approvare una lista di nomi “in italiano” di questo tipo: Valle Altfasstal (invece di valle di Altafossa); Monte Annaberg (invece di Monte Sant’Anna); Malga Grauner (invece di Malga Curon Venosta) e via di questo passo per centinaia e centinaia di casi.
Ecco il bilinguismo di Kompatscher.
Ecco perché quello che si preannuncia, se questo è l’approccio, è fitto di pericoli e trappole.

Ora pare che il Governo Renzi e la sua lunga mano in Commissione dei Sei pare non avere la piena percezione della qualità del problema. O peggio ancora, la ha, ma i Sì della Svp al prossimo referendum sono più importanti e lo scambio è la giustificazione dell’accordo che si prepara.

Ecco perché le carte (l’accordo Delrio/Durnwalder) parlano fin troppo chiaro e le dichiarazioni preoccupanti di Kompatscher ancora di più.

Il bilinguismo è bilinguismo, ribadisco invece io, due lingue, non una presa in giro alla Durnwalder/Kompatscher.

Alessandro Urzì
L’Alto Adige nel cuore