Toponomastica, con la sola firma del capogruppo della Svp, Dieter Steger, è stato depositato il disegno di legge che vuole chiudere (dopo il licenziamento della norma di attuazione in discussione domani) la partita sui nomi.

Ho vivisezionato il testo: E’ confermato in modo furbesco l’orientamento che mira a non recepire nel futuro elenco di denominazioni ufficiali dell’Alto Adige tutta la toponomastica oggi ufficiale in lingua italiana.

La legge interviene con delle modifiche sulla precedente del 2012 , contro la quale era stato sollevato il vizio di costituzionalità dall’allora Governo Monti . L’intenzione è evidente, fare decadere il ricorso il cui esito era scontato, vincente per la linea dell’incostituzionalità.
Cosa prevede il disegno di legge nella sostanza (articoli originali come modificati).

1. La consulta cartografica diventa Comitato cartografico mentre si parla della istituzione del Repertorio toponomastico provinciale riprendendo il nome dal Repertorio di Tolomei. Ma questa volta l’operazione sarà all’inverso.

2. Rimane il concetto arbitrario del cosiddetto uso delle denominazioni, che detto così suona molto bene, ma si è visto che in mille occasioni è stato negato l’uso anche di denominazioni chiarissime e molto note. In mancanza di criteri (dettati solo dal Comitato che sarà chiamato ad operare la scelta) il criterio dell’uso diventa discrezionale.

Si specifica comunque che il repertorio deve contenere anche i nomi “antichi e non più utilizzati”, un controsenso, sembrerebbe, rispetto al punto precedente. Un nome italiano del Prontuario del 1923 oggi non propriamente più usatissimo può rientrare in questa categoria? Sino ad oggi si è detto di no. Mentre nomi scomparsi ma riesumati dagli archivi polverosi come Rosenbach (mai utilizzato dalle ultime decine di generazioni, per alcune centinaia di anni) per l’area Mignone a Bolzano viene riesumato e torna vivo. Due pesi e due misure.

Si specifica ancora che “l’inserimento tiene conto delle denominazioni diffusamente utilizzate” (ma non si spiega quale sia il criterio di uso) e “mantenendo la dizione originaria dei nomi storici”. Quali sono i nomi storici se non tutti quelli che si usano, e storico significa avere più di 100 anni o anche meno? Sempre che non si ritenga che esistano nomi storici con corsia preferenziale e nomi non storici che si possono anche cancellare.

Si prevede anche la costituzione di una Commissione composta da due italiani e due tedeschi per esaminare i nomi nelle due lingue. Si deciderebbe a maggioranza assoluta (ossia basterebbero due tedeschi ed un italiano per decidere su un nome italiano: ossia la maggioranza del gruppo tedesco potrebbe decidere sulla minoranza italiana). Non si prevede quello che sarebbe più logico ossia che per i nomi italiani debbano almeno essere d’accordo i due italiani e eventualmente anche un tedesco se si vuole la condivisione delle scelte. E viceversa. Basterebbe l’elezione di un italiano più disponibile a compromessi ad azzerare la capacità di partecipazione al processo da parte del gruppo italiano messo in minoranza.
Cardine del disegno di legge Svp che prefigura la volontà di messa fuori legge di centinaia di nomi italiani è quel passaggio in cui si dice ciò che il ministro Delrio, già braccio destro di Renzi, aveva concordato con Luis Durnwalder. Ossia “in ogni caso resta ferma la traduzione dei termini aggiuntivi (esattamente, aggiuntivi) come ad esempio malga, lago, montagna, fiume, castello e similari. E’ la teorizzazione delle soluzioni viste nell’allegato B siglato da Delrio: Castel Uttenheim, Alpe Naturns (invece di Castel Villa Ottone, Alpe Naturno…). Ecco il baco della legge, che prefigura la pulizia etnico/linguistica.

Si accenna anche alla possibilità di intervento nel processo decisionale solo da parte del Comune “territorialmente interessato”. Nessun altro soggetto. Invece la toponomastica è un patrimonio comune di tutta la provincia e non può essere attribuito solo al cittadino di un pezzo di provincia il diritto di parola su un bene che è di tutta la provincia e di tutti i suoi cittadini.

Infine rimane l’articolo che parla dei nomi delle strade: qui si dice espressamente che possono essere in una sola forma quando contengano “termini o espressioni che non abbiano alcuna traduzione nelle lingue diverse dalla prima”. Ma decide il Comune, quindi si lascia immaginare quale sia la sua applicazione. La cosa più paradossale è che si pensa anche alla nuova odonomastica: per questa non si dice che si debba attingere da espressioni bilingui e/o traducibili ma “va tenuto primariamente conto del patrimonio toponomastico locale presistente nei documenti storici o nella memoria collettiva”. E qui si rientra nella categoria precedente. Quindi nomi monolingui, nella massima parte.

La I commissione legislativa è stata convocata (ad oltranza) per giovedì 29 settembre, dalle 9.30. Io sono unico componente di lingua italiana assieme a cinque consiglieri Svp, uno dei secessionisti di SüdTiroler Freiheit, un Freiheitliche ed un Verde. Esito più che scontato…

Alessandro Urzì
L’Alto Adige nel cuore