Esiste una linea sottile fra favore ricambiato e voto di scambio, che mostra come anche in Alto Adige potrebbe non esistere trasparenza nei rapporti fra politica e amministrazione.

Quanto denuncia nei giorni scorsi dal Consigliere provinciale Urzì sulla stampa rispetto alle farneticazioni dell’attuale Vicepresidente della Comunità Comprensoriale Valle Isarco, Alberto Conci, potrebbe essere veritiera specie alla luce dell’esperienza politica che ho condotto con lui negli ultimi mesi.

Infatti, per scaricare la Lista di cui lui stesso era Consigliere Comunale (Insieme per Bressanone), a due mesi dalle elezioni, e naufragare nella lista del Partito Democratico, Conci, ha, in pratica, asserito attraverso una mail che “teneva famiglia” e non poteva, essendo lui Dirigente scolastico, scostarsi dal partito in cui militava il “suo” assessore provinciale di riferimento lavorativo. In primo luogo questa affermazione mostrerebbe come in Provincia di Bolzano non esisterebbe una libertà di azione tra dirigente scolastico e Partito Democratico. In secondo luogo Conci, che non è consigliere comunale, è stato nominato dalla Giunta cittadina a rappresentare l’amministrazione all’interno della Comunità comprensoriale quando, sempre nel PD, vi era il candidato Sindaco alle comunali di maggio, Cappelletti, che poteva tranquillamente rivestire tale carica a fronte del mandato elettivo.

Conci è il primo dei non  eletti e per quanto lui si giustifichi definendosi  il secondo italiano più votato, c’è da ricordare quale comportamento lui ha assunto durante le trattative per la formazione di una lista unitaria alternativa al Partito Democratico nelle settimane antecedenti al 10 di aprile, ovvero alla data di presentazione delle candidature. Durante le riunioni embrionali di coordinamento fra gli esponenti di Alto Adige nel cuore, la lista di Insieme e la Lega, Conci si è sempre detto disponibile a partecipare ad una lista unitaria, dichiarandosi, anche per iscritto, pronto a correre al mio fianco per il consiglio comunale.

Nell’ultima riunione arrivò ad accettare anche una candidatura a Sindaco per la lista nella quale io avrei assunto il ruolo di capolista. Strano che nella stessa sera – in cui accettò formalmente la candidatura, andò invece via prima sotto la falsa scusa di generici”problemi famigliari” per poi invece partecipare nella stessa sera alla riunione cittadina del PD. Quindi non corrispondono al vero le dichiarazioni apparse oggi sulla stampa sul fatto che Conci lavorasse in modo esclusivo per aggregare la lista di Insieme a quella del PD.

Tutt’altro la posizione di Conci, a carte scoperte, è stata poco chiara ed irrispettosa degli interlocutori con cui lui parlava. Pertanto esistono forti dubbi sul fatto che lo stesso non abbia cercato un’utilità dalla propria scelta di abbandonare la lista che ha rappresentato per 5 anni in Consiglio Comunale per approdare in maniera probabilmente poco serena nella lista della locale sezione del partito di Renzi che, seguendo con cautela alcune voci che girano in città, sarebbe facilmente  abituato a promettere ruoli, commissioni o addirittura posti di lavoro.

Detto questo permane la riflessione per cui, in una visione meritocratica della politica, non si può accettare silenziosamente che comportamenti simili vengano “premiati” da parte della Giunta cittadina con una nomina importante come quella della vice-presidenza della comunità comprensoriale.

 

Antonio Bova

Consigliere Comunale con L’Alto Adige nel cuore