E L’ORGOGLIO RITROVATO DA PARTE DI QUELLA BOLZANO CHE HA STIMA DI SÈ

 

Premessa: annuncio di mettere a disposizione se ne sarò obbligato la mia candidatura a sindaco di Bolzano se Durnwalder da Falzes, dove risiede, dovesse candidarsi a sindaco della mia città.
E smettiamola quindi di proporci e disegnarci come quello che non siamo, le alternative esistono eccome, basta crederci. Se non ci crediamo noi per primi è ovvio che non si va da nessuna parte. Nel caso di mia candidatura (ricordiamo, nel maggio scorso, che al secondo turno la vittoria sarebbe stata a portata di mano se la Svp fosse rimasta blockfrei come a Laives, ed oggi con il rimescolamento di carte tutto, non solo nella Svp ufficiale, è possibile) mi rivolgerei in questo caso anche agli elettori che hanno votato la scorsa volta al secondo turno Spagnolli per invitarli ad un riscatto morale, che è il riscatto della città intera, non di una parte di essa, alla sola e semplice ipotesi che Bolzano possa essere commissariata permanentemente dalla Provincia questa volta attraverso l’ex monarca.

Cominciamo a dire subito però che non credo in ogni modo affatto alla candidatura di Durnwalder, è una enorme sciocchezza non a caso sponsorizzata immediatamente dall’eterna e dichiarata amica Elena Artioli (che si veste dei colori del PD ma in realtà sogna il suo ritorno nella Svp dopo essersi fatta eleggere da Forza Italia/Lega Nord).

E in tutta onestà giudico questo gran parlare, negli ultimi giorni, di questa finta candidatura poco dignitoso per la Comunità italiana.

Si badi bene: nessuno più di me ritiene che sarebbe una necessità il superamento dell’appartenenza linguistica per una conquista di una piena parità dei diritti personali sulla scena dell’autonomia altoatesina. Ma che si presenti il campione della difesa etnica e del primato “tedesco” in Alto Adige come il portabandiera di questa battaglia per i diritti civili oltre le appartenenze linguistiche appare paradossale e frustrante.

Sarei curioso di sapere come commenterebbe Durnwalder se la Svp decidesse di candidare un italiano a sindaco di Falzes… Mi è bastato sentire quando proposi la rotazione nella carica di presidente della Provincia: due anni e mezzo il più votato fra i tedeschi, due anni e mezzo il più votato fra gli italiani, e magari anche un periodo per un ladino.

Fui etichettato automaticamente come fascista. Mentre non è fascista proporre il campione della politica della difesa etnica a sindaco tedesco di Bolzano. Si accetti la reciprocità ed iniziamo a parlarne, ma in Alto Adige non può essere sempre e solo tutto unilaterale.

Sorprende ed amareggia la leggerezza e la vacuità di tanti commenti apparsi in questo frangente ad omaggiare il grande fu Capo della Provincia. Tante lingue umide e penzoloni, il ritratto penoso di chi le esibisce.

Noi lo ricordiamo, Durnwalder, ostinato e finanche violento (nei modi, nell’agire, nell’intendere, nel parlare) a cercare di dimostrarci che noi Italiani dovevamo rinunciare in omaggio alla convivenza ai nostri nomi di monti e luoghi, anche Monticolo doveva essere solo Montiggl…

Lo ricordiamo indicare gli Alpini sgraditi quando si tentò di portare l’Adunata nazionale a Bolzano nel 2008, anno dell’anniversario hoferiano. Le penne nere non poterono sfilare perché sarebbe stata una provocazione. Già hanno dimenticato i bolzanini. Certo, nulla potè contro la rinnovata richiesta degli Alpini di venire qualche tempo dopo a Bolzano. Durnwalder accettò quello che non poteva vietare per la seconda volta, già dimenticato, cari bolzanini? Ma fu una gentile concessione, non un invito.

Già dimenticato l’affronto all’Italia intera con lo sprezzante rifiuto di celebrare da presidente di tutti l’Unità d’Italia?

Fu uomo di parte Durnwalder, forte dei miliardi di vecchie lire che lo Stato gli aveva consegnato per pacificare questo territorio.

Qualcuno ha richiamato la sindrome di Stoccolma: “Con l’espressione Sindrome di Stoccolma si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice” (Wikipedia).

Che questo sia lo stato di quella parte di Comunità italiana che si è rimessa docilmente alla paradossale ipotesi di candidatura di Luis Durnwalder a sindaco di Bolzano dovrebbe fare riflettere più di ogni altro commento.

C’è da chiedersi perché la Comunità italiana si è ridotta a tanto, e perché non si abbia nemmeno il coraggio di ammettere che un problema c’è, e non è nel vuoto delle idee che invece ci sono (il mio programma per una buona amministrazione del capoluogo lo avevo, e lo ho presentato solo nel maggio scorso alla città), nemmeno nell’assenza di alternative (se gli Italiani, stampa compresa, avessero un po’ più di orgoglio che di complessi di inferiorità e avessero voglia di rifiutare la definizione di frustrati e incapaci).

Di nomi ce ne sono, di Sinistra e di Destra, si tratta solo di avere un minimo di autostima che molti hanno perduto: e per loro è più comodo accomodarsi alla corte del Re Sole anche se decaduto, perché sono fatti più per essere servi che protagonisti.

Esattamente il contrario di quello che penso io.

Si candidi, Durnwalder, da Falzes, si costruisca la corte di adulatori.

Avendo Bolzano nel cuore posso solo dire che alla fame di potere e di volere mettere le mani anche sul capoluogo contrapporremo l’amore per la città, un progetto per la città aperto a tutti i bolzanini, quelli veri, senza distinzione di colore politico purché dotati della giusta misura di orgoglio.

Alessandro Urzì

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