Con l’ipotesi di riforma elettorale avanzata da settori interni alla Svp non sarà posta in discussione la rappresentanza dei “piccoli partiti”, che sarebbe cosa di poco conto, ma la rappresentanza stessa del gruppo linguistico italiana. E a rendere impossibile garantire che venga eletto un altro ladino che non sia quello espresso dalla Svp.
In Consiglio provinciale sedevano sino a pochi anni fa sino a 11 consiglieri del gruppo linguistico italiano. La scorsa legislatura erano 8. In questa 5.

Con la riforma elettorale ipotizzata potrebbero scendere a 3.
Il tema, è evidente, non è solo di democrazia (garantire un pluralismo politico da sempre debolissimo in Alto Adige) ma anche un’equilibrata rappresentanza dei gruppi linguistici.

Va ricordato che anche l’ultimo consigliere provinciale eletto in Consiglio provinciale per il gruppo italiano ed in rappresentanza di un elettorato maggiormente di lingua italiana è chiamato a raccogliere circa il 10% dei voti del proprio gruppo linguistico.

Ed è evidente che di fronte a questi numeri non si tratti di un intervento sui “piccoli partiti” ma un intervento mirato a tagliare le gambe alla stessa rappresentanza fondamentale e di base del gruppo italiano.

Molto più modesto l’impatto sulle opposizioni di lingua tedesca (esclusa Buerger Union). Anzi movimenti secessionisti e radicali come Suedtiroler Freiheit ne uscirebbero rafforzati. Per i ladini sarebbe la pietra tombale per una qualunque alternativa al consigliere eletto in quota Svp.

Ma ad uscirne rafforzata sarebbe solo a soprattutto la Svp che mira infatti a riconquistare con stratagemmi tecnici una maggioranza perduta sul piano del consenso.
Ecco perché essere contrari.

Alessandro Urzì
L’Alto Adige nel cuore