“E’ impensabile che un italiano possa essere al vertice della Soprintendenza ai beni culturali della Provincia di Bolzano” – l’affondo arriva dal capogruppo della Südtiroler Volkspartei Oswald Schiefer.

Ciò solo a poche ore dalla dichiarazione del Governatore altoatesino Arno Kompatscher: “L’ospedale di Bolzano è stato per troppo in tempo in mano agli italiani, dobbiamo riprenderne il comando tedesco”.

Due offensive etniche che fanno ripiombare l’Alto Adige in un clima da anni ’60 e che impongono la ferma reazione dell’intera comunità civile, anche a livello nazionale.  Il monito di Schiefer (“Mai un italiano in uno degli uffici strategici nell’ambito delle politiche culturali ed identitarie in Alto Adige) costituisce una pregiudiziale etnica nei confronti italiani che non trova alcuna giustificazione, nemmeno sul piano di metodo. Sempre che non si ritenga che un ufficio pubblico in Italia possa essere vietato per legge agli italiani.

Il dibattito ruota attorno alla volontà di creare un maxi polo politico di controllo sulla cultura in Alto Adige che accorperebbe in senso ancora più organico le Ripartizioni cultura di lingua tedesca e beni culturali. Quest’ultima si occupa di musei e di raccontare la storia di tutti in Alto Adige. Una storia che frange nemmeno troppo discrete all’interno della Svp (l’uscita del capogruppo non può essere considerata casuale) pretenderebbero prerogativa esclusiva dei “tedeschi dell’alto Adige”. Nulla da spartire con gli italiani. Dopo la dichiarazione di guerra per la cancellazione della toponomastica italiana, oggi quella per escludere gli italiani dal poter gestire in comune con il gruppo tedesco gli Affari culturali. Come dire, l’Alto Adige è tedesco, qui comandiamo noi, gli italiani si adeguino.

“Esprimo la mia profonda preoccupazione – dichiara Alessandro Urzì provinciale dell’Alto Adige nel cuore e regionale di FdI – per dichiarazioni tanto aggressive e espressione di un sentimento ostile alla pari dignità dei diversi gruppi linguistici e del gruppo italiano in Alto Adige. Il Governo non può fare finta di nulla. Queste posizioni devono avere delle conseguenze”