Un colpo di scure secco, una frase nemmeno troppo nascosta ed il Consiglio dei Comuni ha accarezzato per la prima volta in modo formale il principio della pulizia linguistica, ossia dell’abrogazione di tutte le leggi italiane che attualmente dispongono l’ufficialità della toponomastica in lingua italiana in Alto Adige. Cancellare tutte le denominazioni in lingua italiana senza aspettare oltre, per intenderci. E fissando un termine temporale: immediatamente dopo l’approvazione da parte del Consiglio provinciale di Bolzano della legge presentata dal capogruppo della Svp Dieter Steger e parcheggiata in I Commissione legislativa in attesa di essere trattata. Questione di settimane.

Proprio così: il Consiglio dei Comuni non chiede che si aspetti nemmeno il lavoro della probabile commissione tecnica prevista dal disegno di legge, chiede che intanto si cancellino tutte le denominazioni in lingua italiana (competenza statale, non provinciale, per altro ndr) e poi si vedrà. Partendo da carte geografiche in bianco. Come se nulla ci fosse mai stato.

Ecco che prende corpo il piano della pulizia linguistica e ad uscire allo scoperto proprio i Comuni (in massima parte Svp) rappresentati nell’organo del Consiglio e che ora si lanciano in una indebita pressione sul legislatore provinciale e nazionale sostenendo una posizione estremista pari solo a quella sostenuta dal fascismo in Alto Adige (allora all’opposto) 100 anni fa. Cancellare tutto, un colpo di spugna radicale.

Ma il Consiglio dei Comuni usufruendo della possibilità procedurale offerta dalla legge 4 del 2010 interviene a gamba tesa anche nel dibattito sui criteri di composizione del Comitato tecnico che dovrebbe valutare le liste dei nomi da approvare e che nella bozza Steger sarebbe composto da soli due componenti per gruppo linguistico, nominati tutti dal Consiglio provinciale ma su indicazione dei rispettivi gruppi linguistici (in sede governativa era affiorata l’ipotesi di prevedere l’aumento a tre per gruppo).

Il Consiglio dei comuni capeggiato dal sindaco di Varna Andreas Schatzer colpisce basso e rilancia: uno per gruppo sia indicato dal Consiglio dei comuni, ossia sempre dalla maggioranza dei sindaci Svp che potrebbero a questo punto scegliere gli italiani graditi a loro piacimento stravolgendo ogni equilibrio e tradendo l’autonomia dei gruppi linguistici.

Una ultima proposta fra quelle rilevanti lanciata dal Consiglio dei Comuni è di scrivere per legge che la precedenza delle lingue nelle indicazioni sui cartelli debba seguire la consistenza dei gruppi linguistici sul territorio comunale dove il cartello insiste. Un passaggio che il disegno di legge Steger aveva evitato di insistere perché a rischio di incostituzionalità, come scritto nero su bianco nel ricorso dell’allora governo Monti contro la prima legge sulla toponomastica del 2012.

La cronaca lo impone: contro questo parere hanno votato in modo aperto meritandosi il mio plauso il sindaco di Bolzano Renzo Caramaschi e l’assessore alla Cultura Sandro Repetto. Un gesto necessario e forte ma che va riconosciuto e di fronte al quale gli altri sindaci avrebbero dovuto evitare forzature. Invece il sì a larga maggioranza c’è stato. Fra coloro che hanno votato per la pulizia linguistica anche il sindaco di Merano Paul Rösch, quello di Bressanone Peter Brunner, e gli… italiani Alessandro Bertinazzo di Bronzolo e Guido Bocher di Dobbiaco. Ecco cosa potrebbe significare lasciare la possibilità ai sindaci Svp di scegliere gli italiani di loro gradimento. Assente, forse strategicamente assente, il vicesindaco di Bolzano Baur. Va sottolineato che nel Consiglio dei Comuni non siedono insieme ad altri i Comuni di Laives e Brunico.

Informerò il ministero degli Interni della gravissima provocazione contenuta nel documento che chiede l’abolizione immediata di tutta la toponomastica italiana senza attendere nemmeno le verifiche da parte delle commissioni tecniche.

Alessandro Urzì
L’Alto Adige nel cuore