Egregio Signor Presidente, ho avuto l’onore di omaggiarla nel giorno del suo insediamento davanti alle Camere riunite, avendo avuto l’onore di essere un Grande Elettore in rappresentanza della regione Trentino Alto Adige e quindi di avere partecipato al voto per l’elezione del Capo dello Stato.

Ed è sempre un piacere per ogni Italiano saperLa desideroso di visitare la nostra terra, in cui è e sarà sempre il benvenuto.

Non sarò presente, e me ne voglio giustificare, a Castel Tirolo per le celebrazioni dei 50 anni dell’approvazione da parte della Svp del Pacchetto di norme per l’autonomia dell’Alto Adige.

Perché ho ritenuto poco comprensibile identificare in modo così marcato l’autonomia con un solo partito, addirittura celebrando in modo così solenne un atto interno di un solo movimento politico quasi che esclusivamente da esso siano discese le fortune (se di fortune si può parlare) o in ogni caso il destino dell’Alto Adige.

Prendo a prestito alcune considerazioni svolte dallo storico dell’Alto Adige Giorgio delle Donne: “La data – delle celebrazioni, ndr – non corrisponde né all’approvazione del nuovo statuto da parte del Parlamento italiano, né all’approvazione del “Pacchetto” da parte del Parlamento austriaco, ma corrisponde all’anniversario dell’approvazione del “Pacchetto” da parte del congresso straordinario SVP di Merano.

In questo modo – specifica Delle Donne – si continua con la settantennale politica che porta a confondere l’istituzione provinciale con il partito etnico di raccolta, identificando etnia-partito-istituzione.

Una cosa simile si è verificata lo scorso secolo in quelli che definiamo “regimi totalitari”.

Non stupiamoci poi se gli altoatesini (gli abitanti di lingua italiana dell’Alto Adige) continuano a considerarsi un corpo estraneo del panorama politico ed istituzionale locale”, conclude sarcasticamente, come nel suo stile, Delle Donne.

Probabilmente non è così, e gli altoatesini e gli Italiani non si sentono un corpo estraneo in assoluto, ma ha ragione delle Donne a rimarcare l’ambito del “panorama politico ed istituzionale locale” in cui spesso si sono sentiti corpo estraneo, in quanto minoranza e per poco coraggio in se stessi (afflitti dal complesso di Don Abbondio) o per oggettiva limitazione della propria possibilità di incidere, imposta dalla maggioranza.

Riconoscere il momento interno ad un solo partito momento di celebrazione in toto dell’Autonomia significa non riconoscere e legittimare la complessa storia che gli Italiani hanno svolto nel difficile rapporto con la medesima Autonomia quando questa veniva brandita dalla minoranza nazionale ma maggioranza locale non come strumento di emancipazione territoriale ma di autoreferenzialità, ed autosufficienza.

L’Autonomia non appartiene solo alla Svp, e non deriva solo da un voto all’interno alla Svp. L’autonomia è anche di chi a suo tempo la voleva diversa, magari nemmeno la voleva o la richiedeva, eppure oggi però la rispetta e la onora, come atto morale prima che politico dell’Italia verso i propri impegni.

Egregio Signor Presidente, ritengo alti e nobili i momenti delle sue visite personali in due luoghi simbolo così drammatici della nostra storia.

Per questa ragione appare poco conveniente la presenza degli Schuetzen, in uno dei momenti che accompagnerà la Sua visita. Questa organizzazione, che ospita nei suoi uffici il comitato che sostiene la secessione dell’Alto Adige dall’Italia, ogni anno l’otto dicembre si raduna a San Paolo di Appiano per celebrare il ricorso alla violenza e gli autori di attentati e omicidi. Tutto questo confligge con le nostre sensibilità, con lo spirito di pura pacificazione che solo la Sua stessa presenza rievoca.

Ci piacerebbe, egregio Presidente, averLa però presto di nuovo con noi, in Alto Adige (non necessariamente, come già accadde nel corso della sua precedente visita ufficiale sempre, solo e necessariamente accompagnato dal Presidente della Repubblica austriaca, quasi che l’Alto Adige imponesse per necessità questo rituale di autolimitazione) il nove maggio, nella data che ricorda l’omicidio di Aldo Moro e Peppino Impastato, per visitare il luogo che ancora in Alto Adige non c’è, quello che nessuno nella nostra autonoma provincia ha mai voluto istituire, benché richiesto da noi e dalla figlia del carabiniere Vittorio Tiralongo. La invitiamo nel luogo dove sono ricordate le vittime del terrorismo separatista. Quelle per i cui assassini Le hanno richiesto la grazia.

Ma questo luogo, come detto, in Alto Adige ancora non c’è. E’ davvero un peccato.

I nostri più deferenti omaggi.

Alessandro Urzì, Consigliere regionale e provinciale di Bolzano