I pazienti affetti da malattie croniche e rare che vogliono trascorrere un periodo fuori provincia, anche solo per avere qualche momento di svago o piuttosto nella propria terra d’origine, hanno oggi serie difficoltà a vedersi garantita la continuità dei trattamenti farmacologici secondo la posologia indicata, se nel piano terapeutico siano compresi farmaci di fascia H, quelli concedibili solo in ambito ospedaliero.

A Bolzano i farmaci vengono erogati solo per un determinato periodo dopodiché è necessario ripetere la prescrizioni (ed eventuali monitoraggi diagnostici) mentre nella regione di approdo i farmaci non sono ottenibili. Con grande disagio per i pazienti, che oltre alla patologia si trovano a dover combattere la burocrazia.

La denuncia è del consigliere regionale e provinciale di Fratelli d’Italia/Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì che ha raccolto l’appello di numerosi pazienti altoatesini affetti da patologie croniche o rare che, in caso di soggiorni al di fuori dell’Alto Adige, sono costretti a tornare a Bolzano per fare la scorta di farmaci spesso indispensabili. Urzì a riguardo ha presentato un appello, sotto forma di mozione, che impegna la Giunta provinciale al reperimento delle più efficaci strategie operative che permettano di garantire la mobilità ai pazienti in trattamento farmacologico in riferimento a patologie rientranti tra le malattie rare, così come aveva invitato a fare il Ministero della Salute con propria nota dello scorso gennaio.

“È necessario – spiega Urzì – che la Provincia, tramite l’Azienda sanitaria, individui soluzioni efficaci a garantire la mobilità dei pazienti in trattamento farmacologico, che per nessuna ragione dovrebbero interrompere la continuità dei trattamenti prescritti, anche mediante accordi non solo con le regioni limitrofe ma con tutte quelle del territorio nazionale per consentire al malato di essere curato e  sostenuto nonostante la rarità della sua patologia e senza ulteriori difficoltà”.