In Alto Adige non c’è nessun luogo della memoria dove siano ricordate le vittime del terrorismo separatista  degli anni ’60. Un luogo dove poter rendere omaggio e portare dei fiori o recitare una preghiera per chi ha dato la vita, spesso in giovane età, per questa terra.

Lo denuncia, oramai da anni, il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì. In una terra dove – paradosso incredibile – il ricordo è concesso anche ai  carnefici di quella stagione di bombe e di dolore,  i martiri vengono colpevolmente dimenticati.

Nel 54° anniversario dell’eccidio di Malga Sasso dove dilaniati dal tritolo separatista tre servitori dello Stato persero la vita sentiamo ancora più forte il dovere di ricordare tutte le vittime di un odio cieco che per anni ha segnato la vita in questa provincia. Una stagione di lacrime e sangue che oggi certa parte politica vorrebbe giustificare come una fase pur cruenta ma necessaria sulla via dell’Autonomia o tuttalpiù confinare nell’oblio.

Il vicebrigadiere Herbert Volgger, il finanziere Martino Cossu ed il tenente Franco Petrucci, quel 9 settembre del 1966, furono dilaniati da 25 chilogrammi di esplosivo del «Befreiungsausschuss Südtirol» nel piccolo distaccamento della Guardia di Finanza di Malga Sasso nei pressi del Brennero.  Altri quattro finanzieri (Luigi Franzini, Giovanni Flora, Domenico Perla e Giovanni Perugini) rimasero feriti. Recentemente, negli anni 2010 e 2013, il presidente della Repubblica ha conferito ai tre militari, prematuramente scomparsi, la Medaglia d’oro per le “Vittime del terrorismo” e la Medaglia d’oro al “Merito Civile”

Lo ha dichiarato in una nota il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia – L’Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì