“Ho una certa esperienza nell’organizzazione di eventi e conferenze e so che con 62 mila euro si possono ottenere risultati eccezionali. Una semplice conferenza o presentazione di un libro alle volte può costare 300/400 euro. E quindi con 62 mila sai che cosa si può fare! Quando vedo che a Merano con 62 mila euro si organizzano sei conferenzine con partecipazione in totale di qualche decina di persone atterrisco”. Sono parole del consigliere provinciale Alessandro Urzì.

Oltre 62 mila euro infatti sono stati spesi dalla Provincia per il co-working della Memoria di Merano. Che si aggiungono ai finanziamenti erogati dal Comune di Merano. E per fare cosa?  Per l’organizzazione di alcuni eventi, passati praticamente inosservati ai più: un’anteprima del Festival delle Resistenze, un incontro sulla cittadinanza attiva sempre della stessa piattaforma, il convegno No Rogo, la presentazione del libro di Davide Cerullo insieme a Upad e centro Jungle, una serata di riflessione sui temi storici in collaborazione con l’ANPI di Merano. Cinque iniziative. Urzì dice: “Io avrei speso, per ottenere gli stessi risultati documentati da foto sui giornali e news in internet – commenta Urzì – per essere largo 2500 euro”.

Una cifra considerevole – spiega il Consigliere provinciale di Fratelli d’Italia/L’Alto Adige nel cuore Alessandro Urzì – sulla quale chiederemo ulteriori delucidazioni alla Provincia, perché le attività svolte nei primi due anni di attività non sembrano proprio in linea con l’entità dei finanziamenti ricevuti. E dalla scarsa visibilità data dai media agli eventi realizzati  pare di capire che non  si tratta di iniziative rivolte alla cittadinanza –  aggiunge Urzì –  ma di una ristretta nicchia autoreferenziale. Tutto bene se tutto questo non fosse costato 62 mila euro.

Nella nuova interrogazione Urzì chiederà dettagliatamente conto di come siano stati spesi questi 62 mila euro, da chi sia gestita l’organizzazione definita co-working,  se i fondi provinciali siano stati utilizzati per pagare l’affitto degli spazi in cui il co-working  opera, come si giustifichi una cifra di tale importanza per l’organizzazione – tra l’altro in co-gestione con altre realtà a loro volta finanziate dalla mano pubblica – di pochissimi eventi nel corso degli ultimi due anni e se i relatori dei convegni siano eventualmente stati retribuiti.

Inaugurato tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 in via Ugo Foscolo 8 a Merano, il Co-Working della Memoria è uno spazio di co-progettazione condiviso tra Arciragazzi Bolzano/Bozen, Piattaforma delle Resistenze Contemporanee e Deina Südtirol. La volontà dei tre partner era quella di creare un presidio fisico specificatamente rivolto ai più giovani, ma aperto a tutta la cittadinanza meranese, in cui riflettere in modo costruttivo sul passato per essere cittadini attivi nel presente e, nello stesso tempo, interpreti critici del futuro. Lo spazio avrebbe dovuto essere quindi un laboratorio in cui dare nuova linfa a progetti consolidati e creare contenitori culturali inediti, valorizzando il capitale sociale e territoriale meranese. Il tema portante è quello della memoria che consente ai promotori di mettere al centro le diverse esperienze progettuali.

Nelle intenzioni del co-working vi sarebbe stata anche la collaborazione con le diverse realtà attive sul territorio meranese a partire dall’amministrazione cittadina di Merano, la consulta giovani, l’Upad Merano e le diverse Istituzioni scolastiche.

La sede copre una superficie di circa cento metri quadri e si compone di un´area adibita al front office ed un´area più specificatamente rivolta al back office. Si tratta di due ampi locali attrezzati a sale riunioni, ammobiliati spartanamente con sedie, lungo Via Foscolo a Merano ai numeri civici 6 e 8.