“La ex Solland Silicon di Merano è una azienda strategica per l’economia nazionale e come tale va riattivata l’attività produttiva, anche con provvedimenti di emergenza, va scongiurata la definitiva dismissione. Il sistema Italia potrebbe pagarne un prezzo altissimo. I casi legati alla progressiva perdita di autosufficienza italiana nel campo della produzione di presidi medici (respiratori assistiti, apparecchiature sanitarie e DPI, ossia mascherine e ausili alla sicurezza del personale in servizio negli ospedali) lo stanno dimostrando. La Solland ha un impianto di produzione del componente fondamentale per tutta l’elettronica, una delle pochissime aziende specializzate a livello mondiale. Occorre molto a comprendere la pericolosità dell’abbandono di questo settore, proprio in questo momento, da parte delle istituzioni locali e nazionali?”

Attenzione: un investitore cinese interessato a mantenere la produzione (e quindi anche il know how e posti di lavoro) in Italia ed a Merano c’è con assoluta certezza. Ne ho avuto conferma diretta ieri dal Ministero dello Sviluppo economico. E anche oggi ci saranno dei contatti ufficiali fra lo stesso Ministero e l’azienda dell’investitore (di cui si omette in questa sede il nome) con 65 milioni di euro già previsti di cui 20 a immediata disposizione.

Il tema è banale, semplicissimo, e in questo momento comprensibile anche ad un bambino: l’Italia può disimpegnarsi in un settore strategico come quello della materia prima per l’elettronica in un momento in cui la crisi mondiale dimostra che solo i paesi autosufficienti in proprio sopravvivono alle emergenze globali? Il caso della produzione di mascherine e apparecchiature medicali negli anni abbandonata dall’Italia sta portando alla crisi attuale, all’emergenza gravissima di interesse nazionale.

Lo stesso interesse nazionale che imporrebbe in questo momento di difendere anche con provvedimenti di emergenza la produzione della materia prima per la componentistica elettronica mondiale. Quale Paese, è l’appello lanciato al Governo, starebbe a guardare la dismissione di una fabbrica come la Solland Silicon senza muovere un dito?

Come detto il Ministero di Patuanelli ora il contatto lo ha almeno stabilito e l’investitore estero è interessato a mantenere la produzione in Italia (anche perché gli impianti non si possono smontare e trasferire). Questione ora di volontà.

Attualmente la ex Solland è proprietà del gruppo Auer/Ladurner (che con All Invest srl si è aggiudicata al termine di una procedura fallimentare l’affare per poco più di un milione e mezzo di euro). Ovviamente una azienda privata può fare quello che vuole delle proprie proprietà. Ma anche il sistema Paese deve tutelarsi verso operazioni economiche che potrebbero rischiare di esporre l’Italia ad una eccessiva debolezza industriale strutturale. L’assenza sostanziale della Provincia, se non l’aperta ostilità della Provincia assieme a quella del Comune di Merano, nella partita sulla Solland (una delle fabbriche chimiche più sicure a livello europeo) hanno responsabilità ben precise. Di certo lontane dalla tutela di un interesse nazionale italiano nel campo della trasformazione e produzione strategica di prodotti chimici fondamentali per mantenere gli alti livelli tecnologici del nostro Paese.

Lo ha dichiarato Alessandro Urzì, Consigliere provinciale e regionale di Fratelli d’Italia-L’Alto Adige nel Cuore