Nessun luogo della memoria delle vittime del terrorismo, anche di quello secessionista ed antitaliano: la regione Trentino Alto Adige rimane l’unica in Italia che ha luoghi dedicati ai carnefici ed ai terroristi (dove ogni anno si celebrano manifestazioni di ricordo ed onori alla presenza di autorità e istituzioni) ma senza un analogo angolo dedicato alla celebrazione delle vittime.

La vergogna, nonostante le assicurazioni iniziali del Presidente della Regione Arno Kompatscher, poi tradite, è andata in scena oggi.

“La mozione portata in aula su mia iniziativa è stata respinta a larghi voti da Svp e Centrosinistra. Non hanno votato anche se presenti Bizzo e Forza Italia”, ha dichiarato Alessandro Urzì (Consigliere provinciale de L’Alto Adige nel Cuore e Cons. reginale).

Esiste una lista, lunga e drammatica, di nominativi di militari e civili che sono state vittime del terrorismo in Alto Adige.

Essa, riconosciuta come ufficiale dalle autorità giudiziarie e di polizia, comprende i nominativi di Giovanni Postal, Gaspare Erzen, Vittorio Tiralongo, Luigi Degennaro, Palmerio Ariù, Bruno Bolognesi, Salvatore Cabitta, Giuseppe d’Ignoti, Herbert Volgger, Martino Cossu, Franco Petrucci, Francesco Gentile, Mario Di Lecce, Olivo Dordi, Armando Piva, Filippo Foti, Edoardo Martini.

L’elenco dei feriti in seguito ad atti di terrorismo è ancora più lungo: comprende 33 nominativi.

La memoria di questa tragica appendice dell’immane tragedia legata al deflagrare della violenza in Alto Adige è stata più volte oscurata.

“Il consolidarsi di sentimenti di autentica e vissuta convivenza fra le civili e laboriose popolazioni dell’Alto Adige, al di là ed al di sopra di ogni appartenenza, imponeva il recupero alla memoria collettiva di questo patrimonio di dolorose testimonianze attraverso un impegno diretto, anche delle Istituzioni, nella cura e nel radicamento della fratellanza nel ripudio, in democrazia, di ogni forma di violenza quale strumento di lotta politica”, ha dichiarato Urzì.

“Questo dovere doveva essere avvertito tanto più nei riguardi delle giovani generazioni che non hanno conosciuto il terrorismo in provincia di Bolzano (nemmeno nella sua appendice negli anni Ottanta) e che devono costituire presidio verso il rischio sempre presente del riaffacciarsi di sentimenti di intolleranza e violenza. Invece no: Kompatscher alla vigilia della giornata dedicata alla memoria delle vittime del terrorismo, nella data dell’omicidio di Moro, aveva aperto a questa possibilità. Bastava indicare un luogo dove potere tenere delle celebrazioni simboliche ogni anno, dedicate a tutte le vittime della violenza, anche quelle del terrorismo antitaliano. Invece no: le celebrazioni continueranno a svolgersi a San Paolo, in ricordo  dei terroristi, continueranno ad esistere strade a loro dedicate, ma le vittime continueranno a non avere alcun luogo della pietà”, ha concluso il Consigliere Alessandro Urzì.