L’approvazione della norma sulla cessione del personale amministrativo e organizzativo della Giustizia dallo Stato alla Regione e quindi, con tutta probabilità, in seguito, alle Province, rappresenta la manifestazione plastica della dismissione concreta da parte della Sinistra italiana della sovranità italiana su Alto Adige e Trentino.

Lo Stato e con esso il Governo aveva strumenti e modalità per garantire la qualità dei servizi e la copertura degli organici vacanti (le motivazioni formali che sono state indicate come motivazione del processo di regionalizzazione/provincializzazione del personale della Giustizia), ossia ricontrattare le modalità di finanziamento all’Autonomia garantendosi le risorse opportune (senza maggiori oneri da parte dello Stato) per le misure urgenti capaci di garantire un alto livello qualitativo del servizio senza doverlo dismettere. La scelta è quindi politica.

I soliti cori dei celebranti i fasti dell’Autonomia orano parlano di un successo. Lo è per chi ritiene che sia un bene che per intanto il personale amministrativo e domani necessariamente anche i giudici come accade già per il Tar siano espressi dal potere politico locale e ne siano quindi garanti.

Avremo un incesto sociale legato al fatto che tutto l’apparato della Giustizia (esclusi solo per ora i giudici) risponderanno alle scelte del potere politico locale. Conseguenze? Le si potranno verificare a breve.

Anche il passaggio del patrimonio immobiliare dallo Stato prossimamente alle Province attraverso la Regione determinerà il ridisegno (lo chiamano pudicamente depotenziamento) delle architetture per esempio di Palazzo di Giustizia a Bolzano. Quasi che fossero vergogne da lavare mentre si tratte delle poche strutture pubbliche che a dispetto degli anni sono funzionali, confortevoli e solenni.

I festanti dell’Autonomia come mantra (dal Partito Democratico alla Südtiroler Volkspartei come già alcuni sindacati di regime) godranno di avere ancora più ridotto la sovranità italiana sull’Alto Adige e di avere trasformato il potere politico locale come il regista dalle mille braccia che controlla tutto. Ora anche l’apparato amministrativo che fa vivere le aule di Giustizia.

E il cortocircuito totale è sempre più vicino.

Alessandro Urzì
Consigliere provinciale e regionale de L’Alto Adige nel Cuore