Alto Adige a pesticidi zero? Il Consiglio provinciale dice no.

Al contrario, si va nella direzione opposta: l’approvazione della delibera 142 del marzo scorso da parte della Provincia che prevede un altissimo numero di fitofarmaci autorizzati all’uso anche nelle zone di tutela delle acque (e da dove si alimentano gli acquedotti da cui beviamo tutti) costituisce un elemento di paura.

Non per l’assessore Vettorato della Lega che oggi ha reagito con toni molto severi alle richiesta del consigliere Alessandro Urzì di votare per avviare l’Alto Adige verso una agricoltura biologica. Almeno per gradi.

Ma il voto sulla mozione di Urzì è stato impietoso. Indirizzata dall’assessore Vettorato e Schuler la maggioranza Lega/Svp si è schierata per il no alla revisione delle liste di fitofarmaci ammessi, no alla previsione “in ogni caso dell’esclusione dell’utilizzo dei glifosati nelle aree di tutela dell’acqua potabile del territorio provinciale entro l’anno 2020”, no alla limitazione “in modo drasticamente restrittivo dell’elenco dei fitofarmaci utilizzati in prossimità delle aree di tutela dell’acqua, sino ad arrivare alla limitazione assoluta nelle aree in cui insistono falde di acque destinate alla captazione per gli acquedotti”. Ma no anche all’apertura di un “confronto che coinvolga le associazioni di categoria del settore agricolo, compresi i referenti di agricoltura biologica, le associazioni ambientalistiche e le associazioni dei consumatori sulle misure da intraprendere nell’ambito dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari in agricoltura ed in particolare nelle aree di tutela delle acque”.

Nessuno spiraglio.

Si deve rilevare che nelle risposte fornite dall’assessore Vettorato si è fatto riferimento ad una penetrazione nel terreno di alcune di queste sostanze “solo” di un metro in 24 ore.

Scordando, come abbiamo rilevato preoccupati, che proprio per esempio la falda di Sinigo è tanto a livello del terreno che decine di cantine delle case sociali del quartiere sono perennemente allagate.

“Non fate allarmismo”, ci è stato risposto. “Se i cittadini  chiedono garanzie sulla loro salute e sull’acqua che bevono il minimo sarebbe rispetto per loro e le loro preoccupazioni non atteggiamenti di sufficienza”.