di Alessandro Urzì

Per la prima volta la Provincia autonoma di Bolzano riconosce il precariato nella nostra scuola, in particolare quello pesantissimo che riguarda oltre almeno 250 insegnanti di lingua italiana.

Dopo un lungo confronto il 10 giugno è stato approvato dal Consiglio provinciale un mio ordine del giorno vincolante che fissa termini precisi di intervento, nell’ambito delle maglie attualmente dettate dal Dops (dotazione di organico provinciale supplementare) sin dal prossimo anno scolastico per “ampliare la possibilità di assumere un maggior numero di docenti a tempo indeterminato”, fermo restando l’effettivo bisogno.

Ma l’ordine del giorno è il primo timido passo (anche seguito ai primi pronunciamenti del giudice del lavoro che ha ammesso all’inserimento in ruolo di numerosi insegnanti ricorrenti) verso quello che appare ineluttabile, ossia il graduale assorbimento anche in Alto Adige di tutti i precari.

La premessa è d’obbligo: la cosiddetta legge sulla Buona scuola del Governo ha assorbito tutti i precari a livello nazionale. In Alto Adige non è avvenuto. Ed i precari “nostrani” rischiano di rimanere nella totale incertezza per un numero infinito di anni (molti sono precari da oltre 10 anni).

Da qui il pressing messo in atto da parte dell’Alto Adige nel cuore sulla Provincia per indurla a sbloccare la situazione prima che lo facciano per tutti i precari i Tribunali.
Oggi l’approvazione timida e sofferta del primo passo. Ora si tratterà di verificare come gli impegni saranno mantenuti.
Con l’ampliamento della pianta organica avrebbe de facto risolto ogni problema. Non è accaduto per mancanza di volontà politica da parte degli assessorati alla scuola ma si è deciso per intanto di operare sui Dops.

Ho espresso soddisfazione per il primo passo e l’accoglimento della mia proposta ma ora verranno i passaggi più delicati.

In ogni caso la Provincia oggi de facto riconosce anche alcuni passaggi fondamentali riassunti nella premessa del documento e che fanno riferimento ad una vera e propria ingiustizia per gli insegnati locali: per paradosso la stessa maggioranza di governo nazionale non ha attuato in Alto Adige le misure del Governo, ed a lasciato lettera morta anche la sentenza della Corte di Giustizia europea del 26/11/2014. Questo oltre a penalizzare fortemente gli insegnanti precari della scuola altoatesina, produrrebbe nei loro confronti un’ulteriore ingiustizia allorché gli insegnanti che hanno beneficiato dell’immissione in ruolo in altre provincie d’Italia (tramite sentenza del giudice, ndr) venissero anche solo provvisoriamente assegnati ad una delle nostre scuole.

Molti insegnanti corrono il rischio ogni anno – si legge nell’ordine del giorno – oggi più che nel passato, di perdere il lavoro e le prospettive di veder migliorare per il futuro la propria condizione, nonostante abbiano alle spalle numerosi anni di servizio, reso peraltro con grande passione e dedizione.

Inoltre, ma non meno importante, la stabilizzazione del personale docente permette di garantire – ho voluto ricordare nel documento approvato oggi – la continuità didattica, innalzare la qualità della scuola in quanto limita gli effetti dannosi del continuo turn-over di docenti, un fenomeno che penalizza anzitutto gli studenti e rende arduo per gli insegnanti stessi sviluppare il proprio compito in un’ottica progettuale e professionale.

Appare quindi auspicabile intervenire per porre fine ad una situazione che pare dunque penalizzante per gli insegnati precari ancora presenti in provincia di Bolzano”.

Il primo passo c’è stato: ora la responsabilità passa all’amministrazione provinciale ed all’assessore Tommasini. Gli strumenti per ben operare ci sono.

Alessandro Urzì
Consigliere provinciale L’Alto Adige nel cuore