“Il rischio è quello di avere un giovanissimo segretario del Pd che però per paradosso è rappresentante della gerontocrazia di un partito immobile ed espressione di circoli di interesse involuti sempre più su se stessi.
E allora la domanda che poniamo al neo segretario del Partito democratico è diretta, ma richiede anche una risposta chiara: è cambiato tutto per non cambiare nulla o si vuole far cambiare qualcosa e allora potrebbe dirci che cosa ma soprattutto quando”, ha dichiarato il Consigliere provinciale del Centrodestra Alessandro Urzì.

“Perché l’annuncite renziana (annunci tanti e fatti pochi) non vorremmo avesse contagiato anche l’alto Adige” – ha proseguito Urzì – “Il timore è che alla fine il segretario Alessandro Huber sia stritolato dalla medesima burocrazia interna al partito che lo ha imposto per non disturbare i manovratori. Allora Huber ci dica cosa pretenderà di rimettere in discussione del lavoro dei suoi rappresentanti in Provincia, Tommasini e Bizzo, o altrimenti dovremmo prendere atto che alla fine va bene che tutto rimanga come è”.

“Aspettiamo la risposta a stretto giro di posta: fatti sostanziali, scadenze precise, temi chiari, non chiacchiere e fumo che hanno accompagnato le primarie alle quali non a caso ha partecipato un terzo dei simpatizzanti rispetto al 2013, il che significa che anche a sinistra di disillusi se ne contano parecchi”, ha concluso Alessandro Urzì