Rifugio Vetta d’Italia? No, rifugio “Neugersdorfer-Huette”. Così mi sono sentito rispondere nel corso di una riunione ufficiale dei capigruppo nel mezzo del dibattito su una richiesta di sopralluogo alla struttura avanzata dai secessionisti di Süd-Tiroler Freiheit.

“Mi spiace – ha annotato il consigliere Sven Knoll – ma ricordo come il 18 settembre del 2013 è stata approvata una nostra mozione che prevede che “i rifugi trasferiti alla Provincia in futuro portino unicamente il loro nome storico e siano cancellati i nomi fascisti. Come Vetta d’Italia”, ci ha tenuto a precisare il collega Knoll.

Intanto sul tavolo mi veniva consegnato un documento istituzionale in lingua italiana nel quale pur parlando del rifugio Vetta d’Italia del nome “Vetta d’Italia” non c’era traccia: solo Neugersdorfer–Huette.
E di fronte alle mie proteste gli uffici mi hanno trasmesso (come dire che non potevo protestare) anche il testo della mozione approvata che questa strada della pulizia linguistica indica con chiarezza: su 35 consiglieri 24 avevano votato a favore, 5 erano stati i contrari e 2 gli astenuti. Era sul finire della legislatura, l’ultimo atto di Luis Durnwalder. La mozione prevede anche che su questi rifugi non venga più issata la bandiera nazionale italiana.

Questo è il clima nei giorni in cui si sta preparando nelle segrete stanze la norma di attuazione che assegnerà agli stessi che hanno votato questa mozione il diritto di vita o di morte sulla toponomastica di lingua italiana. Si stanno addensando ombre nere e cupe. Accorgersene prima che sia troppo tardi?

Alessandro Urzì
L’Alto Adige nel cuore