L’allarme che avevamo lanciato sulla somministrazione di psicofarmaci su minori in Alto Adige non era infondato: l’assessora Martha Stocker, dopo le nostre insistenze e una nostra interrogazione, ha ammesso. “Attualmente risultano 392 pazienti in età evolutiva (bambini o ragazzi, si intende, ndr) in trattamento con psicofarmaci”, ci comunica l’assessore alla Sanità.

“Il caso lo avevamo sollevato anche in connessione con l’alto numero di suicidi in età minore in Alto Adige”, ha precisato Alessandro Urzì, Consigliere provinciale de L’Alto Adige nel Cuore.

Può esistere una relazione? Si abusa in Alto Adige di psicofarmaci su minori? Il dato assoluto fa raddrizzare i capelli. Si parla di circa lo 0,4% dell’intera popolazione minorenne dell’Alto Adige.

L’assessore assicura che ogni singolo caso è seguito da personale medico, infermieristico e psicologico-educativo.

La notizia che ancora sorprende è che in base all’ultima rilevazione aggiornata solo al 31 dicembre del 2017 i minori residenti in Alto Adige collocati in servizi residenziali sono 83 in provincia e 43 fuori provincia. E attenzione: di questi 25 sono trattati con psicofarmaci.

Ancora una volta numeri altissimi. Attenzione: questi centri residenziali sono comunità che ottengono contributi per la loro attività. Un po’ come avviene per le strutture che ospito i richiedenti asilo. Abbiamo chiesto all’assessore di quantificare questi contributi pro capite ma la risposta non c’è stata. “Per quanto attiene il finanziamento del collocamento di soggetti minorenni presso le Comunità socio pedagogiche esso proviene interamente dal Sociale. Diversamente se si tratta di collocamento presso una struttura avente natura socio terapeutica o socio pedagogica integrata vi è anche una compartecipazione della Sanità”, spiega l’assessore Stocker ma senza dire quale flusso di denaro finisce nelle casse delle Comunità.

“Quale giro di denaro ci sia non è dato al momento sapere. Se sia un “affare” per chi gestisce queste strutture nemmeno. A decidere se mandare un minore in queste strutture decide il distretto sociale (ossia i potentissimi assistenti sociali) o l’ambulatorio specialistico per la salute psicosociale nell’età infantile ed evolutiva, qualche volta anche su provvedimento dell’autorità giudiziaria”, ha dichiarato Alessandro Urzì.

“Viene assicurato che i genitori e i tutori dei minori vengono informati sui farmaci, ma solo informati, quindi senza richiesta di autorizzazione. Una autorizzazione (consenso scritto) richiesta solo per l’utilizzo in caso di uso off label (ossia si intende l’impiego nella pratica clinica di farmaci anche al di fuori delle condizioni autorizzate o al di fuori delle prescrizioni nel foglietto illustrativo)”, ha proseguito Urzì.

Ora rimangono sospese le domande da cui era partita la nostra indagine: la prescrizione di psicofarmaci a minori, spesso bambini in età di sviluppo, sta diventando una consuetudine diffusa anche in Italia ed in Alto Adige dopo che lo è già diventata in molti Paesi europei? Recenti statistiche riportano che, nel 2011, in Germania, la Sindrome da deficit di attenzione e iperattività – ADHD – sarebbe stata diagnosticata a 750.000 bambini; in Italia all’83 % dei bambini iperattivi o affetti da patologie psichiche verrebbero somministrati psicofarmaci, promossi e pubblicizzati attraverso la loro presentazione a congressi scientifici volti ad affermare l’emergenza ADHD

Una strategia di business che consiste in una vera e propria medicalizzazione dei comportamenti dei minori, a discapito della salute dei più deboli. A fronte di una spesso solamente transitoria riduzione dei sintomi questi farmaci presentano gravi effetti collaterali permanenti, che influenzano significativamente lo sviluppo integrato delle funzioni fisiologiche e cognitive del minore quali danni al fegato, scompensi cardiaci, sincopi, allucinazioni, comportamenti violenti ed anche autolesionistici.

“Ecco le ragioni del nostro allarme. Quasi 400 bambini o ragazzini sotto psicofarmaci in Alto Adige sono un dato che fa tremare le vene. Da qui scaturisce l’impegno per la prossima legislatura di ridurre l’uso dei medicinali che influenzano la psiche alle situazioni di estrema necessità operando una verifica sull’operatività delle Comunità operanti in questo settore e privilegiando azioni di recupero sociale e psico-pedagogiche. Raccoglieremo ulteriori dati ed avvieremo una riflessione pubblica”, ha concluso Urzì.