URZÍ: RICORDARE È UN DOVERE, LA STRAGE DI MALGA SASSO RIMANE UNA FERITA INDELEBILE, AVERE PIETÀ DELLE VITTIME, CONDANNARE SENZA SE E SENZA MA I CARNEFICI – APPELLO PERCHÉ LA STESSA DENOMINAZIONE ITALIANA DI MALGA SASSO NON SIA CANCELLATA DALLA PROVINCIA, COSTITUISCE UN MONUMENTO

Dalla “Notte dei Fuochi” dell’11 giugno 1961 in Alto Adige si combatteva una guerra non dichiarata, fatta di attentati ai tralicci dell’alta tensione e di cariche di dinamite che esplodevano senza alcun preavviso.

Anche nella tarda mattinata del 9 settembre 1966 a Malga Sasso, Steinalm in lingua tedesca, 40 minuti di cammino dal Brennero, il silenzio rurale è rotto dal fragore della dinamite.

Ad essere presa di mira dai terroristi separatisti sudtirolesi è una piccola caserma della Guardia di Finanza, in cui ci sono tre militari: il vice brigadiere Herbert Volgger, il finanziere Martino Cossu ed il tenente Franco Petrucci.  All’interno della caserma i terroristi secessionisti hanno collocato  ben venticinque chili di esplosivo, con un congegno a tempo collocato nel tubo di scarico di un gruppo elettrogeno a cui erano collegate anche alcune bombe a mano.

Intorno alle 11 e mezza salta per aria un primo ordigno e  di conseguenza, brillano le altre cariche collocate al piano superiore della caserma. Per i tre finanzieri non c’è scampo: l’edificio crolla loro addosso e diventano così vittime del Befreiungsausschuss Südtirol, una criminale e volenta organizzazione terroristica.  Volgger, 27 anni, sarà la prima vittima di lingua tedesca di questa cruenta stagione di guerra civile. Le altre vittime del vile attentato furono Martino Cossu, di vent’anni e Franco Petrucci di ventotto.

In sede processuale le responsabilità di quell’attentato sono state attribuite a Alois Larch, Alois Rainer e Richard Kofler, mentre il ruolo fondamentale di Georg Klotz fu acclarato dal tribunale di Milano, ma non poté procedere a causa della morte dell’imputato qualche mese prima della sentenza.

Per quanto – commenta amaramente il consigliere provinciale Alessandro Urzí- ancora oggi ci siano esponenti politici seduti sui banchi del Governo e del Consiglio provinciali che giustifichino il terrorismo come “atto necessario” e ritengano i dinamitardi degli anni 60 dei “combattenti per la libertà”, le bombe rimangono bombe e gli assassini restano sempre degli assassini, a qualunque ideologia o “causa” essi appartengano. Le bombe secessioniste non sono diverse dalle bombe messe da ogni altra organizzazione terrorista che abbia cercato di sovvertire l’ordine dello Stato e delle Istituzioni con la violenza e l’intimidazione. Il colore del sangue versato dai finanzieri barbaramente uccisi sugli alpeggi del Brennero non era  di un colore diverso da quello versato dai passeggeri dell’Espresso 1486 “Italicus” o dai clienti della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana di Milano.

Per questo – aggiunge Urzí -la memoria delle vittime di Malga Sasso, celebrata anche dal brano Brennero 1966 dei Pooh, va oggi resa con la determinazione di chi vuole estirpare la tentazione di omettere la più cruda memoria recente della nostra storia addirittura con atteggiamento di benevolente tolleranza verso i terroristi: tentazione ormai molto diffusa.

Ai familiari delle vittime – ha concluso il consigliere Urzì – va anno dopo anno la mia più sincera partecipazione a un dolore immenso, che il trascorrere del tempo non può cancellare”.

Con l’occasione Urzí lancia un appello affinché nell’ambito della revisione del patrimonio toponomastica altoatesino annunciata dalla Provincia il nome stesso di Malga Sasso (di cui a più riprese è stata annunciata la volontà di cancellazione a favore solo del tedesco Steinalm) sia mantenuto in lingua italiana come un vero e proprio monumento alla memoria, nome identificativo di un luogo ma anche di un’epoca.

La segreteria del Consigliere provinciale Alessandro Urzì

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