Visione unitaria, la Giunta oramai si spacca su ogni questione. L’ultima frattura verticale che vede in campo non una ma due governi provinciali, con due idee se non più diverse, è quella della prosecuzione della scuola anche oltre la fine dell’anno scolastico ordinario per recuperare il tempo perduto.

Nelle ultime ore le divergenze si sono palesate con una certa violenza che ci lascia interdetti.

Un provvedimento eventuale che ovviamente non mancherà di suscitare uno strascico di polemiche perché coinvolge gli insegnanti già particolarmente provati da mesi di stop and go, alternanza di didattica in presenza ed a distanza, con le problematiche che questo comporta sul profilo dell’insegnamento e dell’apprendimento da parte degli studenti. Ma coinvolge anche le famiglie che dovranno rimodulare la gestione dei figli nel mese di giugno, magari rinviando vacanze già prenotate – e forse con acconti già pagati – e le ferie già comunicate in azienda e non più modificabili. Insomma, un crescendo di problemi la cui soluzione non appare scontata ed indolore.

Ma anche in questo caso la Giunta provinciale ha dimostrato di avere al suo interno visioni differenti, se non diametralmente opposte. Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha accolto con favore quanto preannunciato dal presidente del consiglio incaricato Mario Draghi sul prolungamento delle lezioni. “Non dobbiamo aver paura di cambiare. Serve aria fresca.” – ha affermato. Parole a cui ha fatto eco lo scetticismo dell’Obmann Svp Philipp Achammer, che invece  ritiene che due ulteriori settimane di lezioni in aula a fine giugno poco possano apportare beneficio ai ragazzi: “Vedremo la proposta romana”, ha dichiarato dichiarando la sua contrarietà.

Ancora diversa la posizione, pregiudizialmente contraria, dell’assessore alla scuola in lingua italiana Vettorato che esprime la propria ferma contrarietà: “Non abbiamo perso un giorno di scuola, non vedo cosa ci sia da recuperare” – ha tagliato corto. Ma è come rivedere la questione della settimana Sharm: la Lega voleva abolirla e lo annunciò ad inizio legislatura. Poi però il calendario lo scrive la Svp e il tema cadde in un patetico oblio.

Approcci differenti quindi ai vertici della giunta che portano ad una conclusione univoca. Siamo appena a metà legislatura e la maggioranza è naufragata. Nel momento più difficile, in mezzo ad una pandemia, con grande sconcerto, manca la visione univoca ed unitaria che dovrebbe caratterizzare la gestione dell’emergenza.
Le varie anime della Giunta sembrano più preoccupate di porre distinguo e differenziazioni, che di perseguire provvedimenti in linea con la gravità del momento. Così sulla scuola a giungo rimane la confusione più totale quando sarebbe necessaria una parola ferma.

Solo qualche giorno fa c’erano stati i distinguo sulle nuove misure restrittive annunciate dai vertici dell’amministrazione provinciale. L’assessore Bessone, alle prime polemiche, ma anche Giuliano Vettorato non avevano mancato di far sapere che erano contrari ad una severa chiusura. Bene. Ma poi non avevano sollevato alcuna obiezione alla applicazione delle misure  tanto che le dichiarazioni dei due esponenti leghisti sono apparse più di forma che di sostanza. “Abbiamo votato contro”, si erano peraltro premurati di far sapere. A cosa avessero espresso pollice verso non è stato mai dato a sapersi, considerato che l’ordinanza urgente e contingibile è per definizione un provvedimento monocratico del Presidente della Provincia che riveste anche l’incarico di Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. E non degli assessori, che possono dire come la pensano ma non votano nulla.

Alessandro Urzì – Consigliere provinciale di Fratelli d’Italia