In relazione alla sentenza del Tar del Lazio sulla legittimità dell’affissione dei manifesti che dichiarano la non appartenenza dell’Alto Adige all’Italia esprimo poca sorpresa (la via giudiziaria non hai dato grandi soddisfazioni di fronte alla lesione dei diritti al rispetto dell’Italia e degli Italiani di fronte alle provocazioni) ma anche un senso di profonda inquietudine di fronte alla libertà senza freni concessa a chi attenta alla unità nazionale.

D’altronde se ogni anno assistiamo a cerimonie di omaggio ai terroristi con tanto di partecipazione di assessori della giunta SVPD, e siamo additati noi come provocatori perché lo denunciamo, di messe solenni in chiesa e di liturgie di sacerdoti in memoria di stragisti (mentre al sud interviene lo Stato a vietarle nei confronti dei mafiosi), se si cancella lo Statuto di autonomia e con esso la lingua italiana dalla toponomastica e i provocatori siamo e sempre ancora noi che lo denunciamo e non chi cancella, beh allora c’è poco da stupirsi da pronunciamenti come quello del Tar del Lazio.
Ormai è tutto possibile.

Ma come? La maggioranza degli Italiani ha votato al referendum per difendere la Costituzione e poi si accetta che si faccia dileggio della Costituzione dichiarando che un pezzo d’Italia non è Italia? E’ la Costituzione, la stessa nella quale è stato incardinato lo Statuto di Autonomia, che ci ricorda che l’Italia è una ed indivisibile. Ma se poi non c’è nessuno che fa rispettare quanto c’è scritto nella Costituzione è inutile andare a votare.
Governo Gentiloni, intervieni!

Alessandro Urzì
Consigliere provinciale e regionale L’Alto Adige nel cuore