Quanto costerà il servizio completo di “sbianchettamento” di quella quota di denominazioni in lingua italiana che (a questo punto pare di capire in una certa misura ridotta ma sempre consistente) la legge provinciale presentata dalla Svp e la norma di attuazione in via di aggiustamento prevedono?

Solo per i primi 2 anni 300 mila euro. Ma altri se ne aggiungeranno negli anni successivi, è già previsto. Insomma cifre che si avvicinano al mezzo milione di euro in soli due anni per cancellare le tracce di lingua italiane non gradite alla Svp dai cartelli.
Da dove prendiamo queste cifre?

Il disegno di legge Steger parla chiaro. Articolo 5, copertura finanziaria: “Alla copertura degli oneri derivanti dalla presente legge, quantificati in 150.000 euro per il 2017 e 150.000 euro per il 2018, si provvede ecc…” . Totale 300.000 euro. E poi? “Le spese a carico dei successivi esercizi finanziari saranno stabilite con la legge di stabilità annuale”. E quindi dal 2019 in avanti si prevede un’altra barcata di milioni delle vecchie lire.

Ma per fare cosa? Per sbianchettare le denominazioni in lingua italiana. In tempi di spendig review accade anche questo in Italia.
Fra le voci di spesa quella dei componenti del Comitato che dovrà provvedere a operare il taglio materiale. 25.000 euro all’anno per quattro persone. Totale 200.000 euro. Più centomila euro per le spese già previste probabilmente di consulenza e chissà cos’altro.
Se, come si sta dicendo, questi membri del comitato dovessero salire a sei, le spese lieviterebbero immediatamente a 500.000 euro (300.000 euro per il biennio per il Comitato più le solite spese accessorie di 200.000 per il biennio).

Mezzo milione senza metterci le spese di sostituzione di tutte le targhe abusive sinora installare dall’Alpenverein e pagate dalla Provincia, per svariate centinaia di migliaia di euro. E nessuno chiederà il conto a chi ha abusato del suo potere di “gestore dei sentieri” negli ultimi anni. Pagheranno i contribuenti. Anche quelli italiani, anzi soprattutto quelli italiani che contribuiranno generosamente con le loro tasse alla cancellazione della loro lingua in Italia.

Ovviamente su questo punto, incidentale rispetto allo scandalo bilinguismo, ma non meno importante, chiederò conto senza peli sulla lingua in Commissione legislativa convocata paradossalmente per giovedì prossimo, lo stesso giorno in cui il Ministro incontrerà la Commissione dei sei. I Signori della Svp a Bolzano hanno già le idee chiare e se la sentono di decidere anche prima di avere ascoltato il ministro?

Alessandro Urzì
Consigliere regionale e provinciale L’Alto Adige nel cuore