Il Consiglio regionale con i voti indispensabili della Svp, del Partito Autonomista Trentino Tirolese, dell’Upt ma anche di Lega e di Elena Artioli, ha votato a sorpresa una dichiarazione avanzata dai secessionisti di Süd-Tiroler Freiheit con cui si definisce una “aggressione culturale” la “traduzione forzata di nomi”, ossia, è stato spiegato a chiare lettere prima del voto da Myriam Atz Tammerle , la toponomastica italiana in Alto Adige.

Una interpretazione che era stata espressa dichiaratamente: “i nomi italiani dell’Alto Adige che devono rimanere possono essere al massimo duecento sugli attuali ottomila” –  ha rivendicato Atz Tammerle – “Il voto che chiediamo è su questo.”

Ecco la sorpresa: Kompatscher compare all’ultimo secondo in aula ed invita a votare sì, seguito, fra gli altri, dalla maggioranza del Consiglio regionale.

Il  consigliere regionale Alessandro Urzì è stato il primo ad avvisare sul valore simbolico del voto, una chiarissima provocazione a cui i secessionisti hanno abituato da tempo il consiglio provinciale.

Ma mentre Pd ed Svp in Provincia hanno dichiarato la moratoria, “non seguiremo più Süd-Tiroler Freiheit per fargli pubblicità” aveva annunciato Kompatscher, in regione il patto è saltato.

Il Pd con il capogruppo Manica ha annunciato voto contrario: “E’ una forzatura inutile.”

Ma i secessionisti hanno compattato un fronte eterogeneo da Svp a Lega da Artioli ad Autonomisti trentini.

“Un precedente gravissimo – dice Urzì – che ancora una volta manifesta l’inconfessata tentazione di dichiarare clandestini in Alto Adige gli Italiani e la loro identità. “