La toponomastica dell’Alto Adige non è una proprietà privata di Gianclaudio Bressa (che peraltro nell’Alto Adige ha solo il suo pascolo elettorale e che è un bellunese, e come tale con scarsi diritti a potersi sostituire agli altoatesini nel decidere quale debba essere il proprio patrimonio identitario), ma non è nemmeno del solo Arno Kompatscher

Il percorso individuato che porterebbe secondo Bressa e Kompatscher a fare dettare dalla Commissione dei sei una norma di attuazione decisa in accordo con il fiorentino Matteo Renzi, sulla base delle premesse dettate a suo tempo dal pugliese Raffaele Fitto e dall’emiliano Graziano Delrio del Rio con Luis Durnwalder, rischia di escludere completamente o quasi la componente italiana dell’Alto Adige dal processo di codecisione sul proprio patrimonio linguistico e toponomastico in cui riconosce la propria identità e le proprie radici.

E’ paradossale che fra Fitto, Bressa, Del Rio, Renzi tutti vogliano decidere sulla toponomastica italiana dell’Alto Adige senza chiedere nulla agli Italiani dell’Alto Adige. Unica interlocutrice quella Svp che in Consiglio provinciale in poche settimane è riuscita a farsi sentire solo per avere approvato l’abolizione nei testi di legge dell’aggettivo italiano di “altoatesino” e per avere richiesto una nazionale di calcio tutta locale per non dovere più vestire i colori di quella italiana.

Insomma nel momento di maggiore radicalizzazione della Svp il Pd intende decidere il futuro dell’uso della lingua italiana a Roma, come merce di scambio e baratto politico, senza interpellare nessuno in provincia di Bolzano.

Un paradosso assoluto che mira a ottenere cosa? La possibilità di disinnescare il rischio di un nuovo ricorso alla Corte costituzionale contro una nuova legge provinciale in materia. In altre parole si ha già l’idea di volere forzare lo Statuto (come si fece qualche tempo fa) in modo restrittivo contro il bilinguismo (e l’uso dell’italiano) ed allora per mettersi al riparo bisogna avere una fonte di diritto forte. Ecco la norma di attuazione. I membri della Commissioni dei Sei appaiono completamente appiattiti sulle pretese di una Svp sempre più aggressiva e la prospettiva appare alquanto incerta e drammatica. Tutto senza informare di nulla l’opinione pubblica locale. Decideranno a Roma, di nascosto, dietro suggerimento di Kompatscher.

C’è da rimanere interdetti del silenzio assoluto dei rappresentanti del PD, ormai schiavi senza più alcun orgoglio della Svp. Ma si comprende anche il sì alla riforma della Costituzione promesso da Kompatscher per aiutare un premier ormai sempre più debole. Per Kompatscher la partita si gioca sul futuro dell’identità stessa dell’Alto Adige. E lo scambio è evidente. L’aiutino della Svp a Renzi costerà agli Italiani la rinuncia a una parte importante della toponomastica italiana dell’Alto Adige.

Abbiamo almeno il diritto di indignarci?

Ho richiesto ufficiali chiarimenti sulle procedure con una interrogazione urgente.

Alessandro Urzì
L’Alto Adige nel cuore